Ci sono tanti modi per pagare tangenti e a quanto pare l’imprenditore Piero Di Caterina, li conosceva tutti!

«La scelta di Magni è stata una mia decisione derivante dalla precisazione di Di Leva che se mi fossi avvalso della sua collaborazione le cose sarebbero andate per il verso giusto…». Ci sono tanti modi per pagare tangenti e a quanto pare l’imprenditore Piero Di Caterina, a Sesto San Giovanni, li conosceva tutti. Compreso quello di far lavorare «l’architetto amico» degli amici. Il nuovo fronte della procura monzese vira adesso sul Falck Village Hotel, un Best Western a 4 stelle divenuto per un certo periodo una delle tante creature di Di Caterina.

«Questa iniziativa – racconta a verbale il 16 febbraio scorso l’imprenditore – è andata in porto in modo assolutamente regolare, pur con tante difficoltà» che però si appianarono magicamente quando Di Caterina cambiò architetto rivolgendosi allo studio di Marco Magni, l’inventore degli «oneri conglobati», ovvero le mazzette obbligatorie che, secondo le accuse, riteneva di pagare o di far pagare per i suoi lavori con l’amministrazione sestese.

«Io non ho constatato una particolare capacità di Magni nella progettazione dell’albergo, tanto è vero che ho dovuto far correggere tutto il progetto esecutivo di sistemazione interna e impiantistica della struttura alberghiera, in particolare anche sulle soluzioni tecnologiche e di illuminazione scelte da Magni: il dato certo è che rispetto al progetto dei due architetti precedenti, il numero delle camere passò da 48 a 62».

Di certo la discutibile competenza di Magni, secondo Di Caterina, era compensata dalla familiarità del professionista con l’amministrazione sestese e in particolare con l’ormai ex assessore Psi Pasqualino Di Leva, la cui figlia Tania lavorava proprio nello studio dell’architetto.

Tra maneggioni, spiega Di Caterina, non c’erano misteri: «Magni mi ha detto in più occasioni che sugli interventi edilizi da lui progettati venivano pagati dei corrispettivi all’assessore Di Leva e al geometra Sostaro con acquisizione della provvista attraverso la formula «oneri conglobati», per la precisione mi ha detto che gli «oneri conglobati» servivano a far girare la macchina. In occasione dei nostri ultimi incontri, quando i rapporti si erano deteriorati, qualche mese fa, a fronte di una mia specifica richiesta di precisarmi la destinazione di tali oneri conglobati al fine di ottenerne la eventuale restituzione, mi rispose sorridendo “mi hanno detto di dire che me li sono tenuti io”».

L’archietto Magni poi, secondo le accuse e un articolato rapporto della Guardia di Finanza, si era creato un suo piccolo sistema appoggiandosi, per quelle che gli inquirenti ritengono false fatturazioni destinate a far scomparire il nero delle tangenti, a due società inglesi la Getraco la Shorelake di Londra.

Insomma, via Penati da Sesto, il «sistema» avrebbe continuato a funzionare in particolare grazie all’onnipresente Di Leva che i pm definiscono «il nuovo grimaldello» di Di Caterina per condurre i suoi affari all’ombra del potere politico.

E dell’assessore, nonché dell’andazzo di questa tangentopoli di provincia, ne avrebbero parlato non soltanto Di Caterina e l’immobiliarista Giuseppe Pasini ma anche altri due o tre imprenditori, come ad esempio Diego Cotti, ex politico e cognato di Pasini, che a verbale avrebbe confermato la richiesta di 20 miliardi di lire per agevolare l’acquisto e la riqualificazione dell’ex area Falck.

Denaro che, secondo Cotti, sarebbe stato destinato direttamente al vertice dei ds di allora. Dichiarazioni che ieri hanno fatto infuriare Ugo Sposetti, legale rappresentante dei Ds, che ha annunciato di avere dato mandato ai legali di «tutelare il buon nome dei Democratici di Sinistra presso ogni competente sede».

Paolo Colonnello per La Stampa

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