Ma quanto ci costa la casta?

Secondo uno studio di recente pubblicato dalla Uil, sono 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica; sono «un esercito di 145.000 tra parlamentari, ministri, amministratori locali», mentre «ogni anno i costi della politica ammontano complessivamente a 24,7 miliardi di euro».

Nel 2008 il successo editoriale della Casta di Stella e Rizzo aveva indotto i capi-partito a proclamare, alla vigilia delle elezioni, la fiera volontà di ridurre i costi della politica. A Walter Veltroni che il 22 marzo annunciava «l’abolizione delle Province» faceva eco Berlusconi che il 10 aprile dichiarava: «Aboliremo le Province e le comunità montane, è nel nostro programma». Poi le Province da abolire divennero… quattro! Ma anche quelle restarono.

Tre anni dopo stessa solfa. Con i voti contrari del Pdl e la decisiva astensione del Pd, la Camera ha detto «no» alla proposta di legge sulla loro soppressione presentata dall’Idv. Il signor «Questarobaqua», alias Pier Luigi Bersani, ha così risposto a Di Pietro che gli ha rinfacciato di tradire le promesse: «Non ci facciano per favore tirate demagogiche, noi abbiamo una nostra proposta che prevede di ridurre e accorpare le Province ma bisogna anche dire come si fa, perché le Province gestiscono un certo numero di cose importanti, come ad esempio i permessi per l’urbanistica».

Le proclamazioni di ieri sono divenute oggi «tirate demagogiche»! E i permessi per l’urbanistica, signor Questarobaqua? Comprendono anche l’area di Ugozzolo di Parma per collocarvi un inceneritore «democratico»?

La manovra economica ha liquidato l’unica misura volta a contenere i privilegi della Casta. Vitalizio era e vitalizio resta. Elargito dopo cinque anni di mandato a partire dal 65° anno di età, succhia all’Erario da un minimo di 2.486 euro a un massimo di 7.460 euro. Per usufruire di una pensione, sovente modesta, l’italiano medio deve lavorare 40 anni, mentre cinque anni a Montecitorio bastano per fare del parlamentare medio un nababbo. A Pantalone questa gente costa il triplo rispetto ai contribuenti tedeschi, francesi e inglesi. Su tale vitalizio un vero e proprio «Patto d’acciaio» cementa destra e sinistra, giustizialisti e garantisti, romanisti e juventini.

L’ultima volta che della sua abolizione si è discusso alla Camera i «sì» sono stati solo 22 contro 498 «no». Che siffatti privilegi li difenda il personale politico della destra economica e finanziaria, lo si comprende. Che li difenda il partito che si proclama usbergo del «popolo lavoratore» è cosa che il signor Questarobaqua & affini si guardano bene dallo spiegare.

Sergio Caroli

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