Il Re è nudo, ma la casta non molla

Un urlo quasi liberatorio ha accolto l’autorizzazione data dalla Camera all’arresto di Papa.
Le centinaia di cittadini assiepati fuori Montecitorio quasi non ci credevano più…negli ultimi 17 anni solo 3 volte su 20, infatti, era stata concessa l’autorizzazione agli arresti di un parlamentare.
Nel frattempo, al Senato, si consumava l’ennesima vergogna di questa classe politica arroccata nei suoi fortini del potere.
Per Tedesco, del PD, a scrutinio segreto, il “verdetto” è diametralmente opposto…per lui niente arresti domiciliari.
La cosa grave non sta tanto nel diverso trattamento riservato ai due inquisiti, il tragico di cui ci parla questa vicenda è la concezione, ancora ben radicata tra i partiti nostrani, perlomeno nella loro netta maggioranza, della loro impunità davanti alla legge…che diviene ogni giorno più uguale per noi e meno uguale per loro.
Se alla Camera hanno prevalso i si, infatti, non lo si deve a quel necessario ed ormai inderogabile cambio di mentalità che tutto il popolo chiede ai palazzi, ma solo a tattiche interne ai loro equilibri, solo perché Berlusconi è sempre più preda della Lega, sempre più solo, sempre più braccato e sempre più un peso, non solo per noi cittadini, ma proprio per quel potere occulto e no, finanziario e politico che del Caimano non sa più che farsene.
Papa non va in galera per le sue palesi colpe, ci va perché viene utilizzato per colpire Berlusconi in maniera evidente, quasi sfacciata… così come Tedesco non ci va sempre per lo stesso motivo.
L’indignazione per una finanziaria che solo l’attuale Presidente della Repubblica poteva accogliere con soddisfazione “istituzionale”, la ribellione, per ora affidata solo alla rete, ai vergognosi privilegi della casta non hanno sortito nulla di concreto…troppo lontani dalla gente, troppo sicuri del loro potere, troppo pieni di quattrini e di armadi stracolmi di cadaveri da nascondere, troppo attaccati alle loro poltrone per riuscire a capire quello che realmente accade nel paese, troppo incompetenti per riuscire a dare la giusta svolta politica ed economica alle difficoltà dell’Italia.
Gli stessi organi della disinformazione, in totale stato confusionale, non riescono neanche più a capire che gli stessi balzi e tracolli della Borsa non hanno nulla a che vedere con la reale situazione economica, ma sono solo gli ulteriori colpi di coda di un sistema alla canna del gas, di speculatori sia quando cala sia quando cresce il famoso indice, che con la vita reale della gente non ha proprio nulla a che vedere.
E’ sempre più chiaro, ormai, che questa famigerata e pluri-inquisita Seconda Repubblica sta dando il meglio di sé in tutta la sua classe dirigente, dai politici agli imprenditori, dai giornalisti ai sindacalisti…
La pressione fiscale che incombe sulle famiglie meno agiate e più in difficoltà cresce di anno in anno, chiunque governi, accompagnata dalle oramai solo fastidiose sirene dei bugiardi che promettono, ad ogni tornata elettorale, la sua netta diminuzione.
Si crede che i cittadini, nel segreto delle imminenti urne, puniranno i colpevoli, sapranno scegliere da chi farsi governare con più equità…ci si dimentica, probabilmente, che l’attuale legge elettorale non da alcuno spazio di scelta, che la composizione delle liste rimane nelle mani di quei gruppi dirigenti di quei partiti invischiati in ogni fatto di corruzione ed in ogni scandalo italiano.
Non sono stati certo gli elettori, come spesso erroneamente si dice, ad eleggere le Minetti, gli Scilipoti, i Romano, i Papa, i Tedesco, i Penati…
Proprio per questo le responsabilità oggettive della partitocrazia italiana sono ancora più grandi e pesano come macigni sulla loro residua credibilità.
A Napoli usiamo dire, quando ci si rende conto che una scelta “migliore” all’interno dello stesso mazzo è impossibile, “scart’ frusc’ e pigl’ primmer”, eviti una scartina e te ne capita una peggiore.
Questo mazzo ormai è da buttare, quasi in toto, perché neanche le poche persone oneste che permangono in quelle aule riescono più ad alzare la voce contro lo scandalo di questa classe politica.
Se la democrazia la intendiamo tutti come perenne partecipazione alla vita del paese, è venuto il momento di praticarla.

il Pasquino

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