Biotestamento, la legge che frega anche i cattolici

Senza una buona normativa, non si potrà chiedere di rimanere attaccati per sempre alla macchina. E ai medici piacerà?

Ma i fautori della vita “dal concepimento naturale alla morte naturale” non hanno pensato che senza una buona legge sul biotestamento, anche questo loro – legittimo – desiderio non potrà essere rispettato e soddisfatto? Non hanno pensato che se si assegna, per volontà di legge, al medico la sovranità esclusiva sulla vita del paziente, e a quest’ultimo è lasciata solo la possibilità di esprimere “orientamenti” sulle cure a lui somministrabili, peraltro non vincolanti, anche chi avrebbe voluto che Eluana Englaro rimanesse per sempre attaccata a quel sondino fino “alla fine della sua vita” non potrà mai essere soddisfatto?

LA DAT – Ecco la differenza fra una legislazione liberale e una legislazione ideologica: quest’ultima, in nome di un principio superiore, nega la libertà dell’individuo; la precedente, in nome della libertà, consente a tutti di seguire il proprio principio superiore. Come è noto, con un blitz mentre il Parlamento era ampiamente impegnato a tentare di salvare i destini economici dell’Italia, la maggioranza è riuscita a spuntarla sul tema del testamento biologico: le DAT, dichiarazioni anticipate di trattamento, sono state approvate dal legislatore, in attesa della lettura definitiva al Senato. La normativa che troverà cittadinanza nello stato italiano è, invero, molto restrittiva.

Questi i punti salienti del provvedimento: DAT: è il testamento biologico (Dichiarazione Anticipata di Trattamento) sottoscritta da una persona per esprimere la propria volontà in materia di trattamenti sanitari. Nel documento si possono indicare solo i trattamenti ai quali si vuole essere sottoposti e non quelli che non si vuole ricevere. Il ruolo dei medici: saranno loro a doversi pronunciare circa l’applicabilità delle disposizioni contenute nelle Dat. I medici dovranno accertare l’assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale, requisito essenziale per poter applicare le richieste del paziente. Il medico, inoltre, non è vincolato alle richieste del paziente contenute nella Dat. Contenziosi: la Camera ha cancellato la possibilità di nominare un collegio di medici che intervengano nelle controversie con il fiduciario che è stato nominato dal paziente. Non si potrà ricorrere al giudice tutelare quando manca il fiduciario. Nutrizione forzata: sarà vietata la sospensione dell’alimentazione forzata e dell’idratazione. Potranno essere interrotti soltanto nei casi estremi, quando il paziente non potrà più assimilarli.

Sotto accusa la clausola della norma che ne impedisce l’utilizzabilità se il paziente è già morto cerebralmente: così la descrive Ignazio Marino, uno dei principali oppositori a questa normativa, tanto che starebbe già organizzandosi per promuovere la raccolta di firme per il referendum abrogativo.

Si e’ arrivati addirittura ad inserire un articolo che dice che per applicare il testamento biologico bisogna accertare l’assenza di attivita’ celebrali, in altre parole si dovrebbe scrivere in una legge che i medici quando una persona e’ morta possono sospendere di curarla. E’ davvero un bel risultato, dopo vent’anni di lavoro parlamentare.

Ma, come dicevamo, c’è un altro lato della vicenda che vale la pena di esplorare.

“LASCIATEMI ATTACCATO” – Supponiamo che una persona abbia invece intenzione di rimanere attaccata al sondino per sempre: è il suo testamento biologico. Con una legge liberale, sarebbe perfettamente ammissibile: c’è chi vuole essere staccato, c’è chi invece vuole resistere, attendendo un risveglio o una scoperta scientifica che possa risolvere la sua situazione. Se ci fosse pari dignità fra le due scelte, il problema non sussisterebbe: ma con questa legge, se un paziente scrivesse che vuole rimanere attaccato alla macchina anche in casi estremi, l’ultima parola sarebbe comunque del medico, del suo medico curante, che deciderebbe se le volontà del paziente sulla disposizione del proprio corpo e della propria vita possano essere rispettate. O magari, una permanenza in vita a termine: “Se diventerò un malato terminale, tenetemi attaccato per vent’anni e poi staccatemi”.

PROBLEMI ANCHE PER I MEDICI – Magari il soggetto pensa che in vent’anni la cura per la sua situazione possa essere trovata dalla scienza: e invece no, con questa legge non è possibile, perché il medico “non è vincolato” alle richieste della Dat, che peraltro possono solo contenere le cure da somministrare, e non quelle da evitare; e non possono in nessun caso l’indicazione di staccare l’alimentazione e l’idratazione, unico sostentamento di un malato in stato neurovegetativo. Ma, d’altronde, anche l’esplicita volontà di rimanere attaccati al sondino alimentante non avrebbe alcun valore giuridico: né in un senso, né in un altro. Decide il medico, peraltro senza nessun controllo da parte di un collegio sanitario o dell’autorità giudiziaria. Insomma, una legge che rende la voce del paziente sulla propria vita come una foglia al vento: muta e volatile; e il carico di responsabilità sul medico è davvero incrementato, importante e rilevante, visto che dovrà decidere, sulla sua parola, l’applicabilità delle misure volute dal paziente. Se questa normativa sarà approvata, la giurisprudenza civile sul risarcimento per errore medico conoscerà di certo una nuova primavera: ma l’associazione Medici Cattolici non ha nulla da dire in proposito?

Tommaso Caldarelli

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