L’antipolitica, l’uomo qualunque ed il ruolo dei cittadini

Come ben vediamo da quasi vent’anni, la politica italiana è un gigantesco muro contro muro, tra centrodestra e centrosinistra. Questa situazione ha ovviamente cambiato il modo in cui viviamo questa branca della nostra società, spincendoci verso un manicheismo radicalizzato in cui, spesso, “chi non la pensa come noi è contro di noi”.

Tutti i partiti deplorano questo clima di scontro, ma nessuno si adopera per uscire da questa spirale di confronto esacerbato. In fin dei conti, ai partiti questa cosa potrebbe stare benissimo, poiché consente di dare in pasto all’opinione pubblica qualcosa di cui parlare, distogliendo l’attenzione da fatti più importanti.

Quest’ultima frase, se pronunciata al cospetto di una platea di politici avezzi alle dichiarazioni sensazionali, scatenerebbe reazioni di squalifica nette, chiare e decise a prescindere dal colore politico. I toni sarebbero accesissimi e l’unica differenza sarebbe nei contenuti.

Per un politico di destra, infatti, sarei uno che fa antipolitica.

Ricordate i primi v-day? Ricordate le dichiarazioni dei vari Cicchitto del caso? Niente fronzoli, si tratta di persone abituate ad andare subito al sodo smontando le questioni e facendone vedere la loro libera ricostruzione, assunta come scontata. In sotanza, per un politico di questa area, dire qualcosa che mette in discussione il ruolo dei partiti, significa fare qualcosa di contrario alla politica.

Purtroppo per me, sono dell’idea che, non solo i cittadini tutti possano far politica, senza essere iscritti ad alcun partito, ma anzi dovrebbero farla! Tutti noi dovremmo sentire il dovere di informarci su quanto avviene nella nostra nazione, senza credere alle versioni preconfezionate offerte dalle segreterie di partito, ed esercitare al momento opportuno il nostro diritto/dovere di scegliere una classe politica migliore.

Immaginiamo ora che a rispondere sia un politico di sinistra. L’argomento principale sarebbe più sottile e consisterebbe nel ridurre la mia frase al principio del siete tutti uguali, sentenziando che la cosa non è vera, poiché partiti e politici hanno storie culturali e personali differenti e pertanto sarei una persona che effettua le proprie valutazioni politiche in maniera superficiale, in ultima analisi un qualunquista.

Assumiamo per buono questo argomento, partiti e politici sono “diversi”; quello che mi chiedo, tuttavia, è: come appaiono? In che modo estrinsecano la loro diversità? Dal mio punto di vista, pur nell’acclarata diversità di cui sopra, vedo una fauna politica costituita principalmente da (nella più buonista delle ipotesi) persone accomunate dalla medesima ricerca di affermazione individuale. Alcuni si fermano al prestigio delle posizioni ottenute, altri sono disposti a travalicare i confini della legalità.

In tali condizioni, rifiutare una politica costituita da un mare di diversi tanto prossimi da essere indistinguibili non mi sembra una scelta peregrina. Inoltre, dato il degrado politico italiano, comincio a pensare che l’unica nostra salvezza possa venire da noi stessi.

Noi cittadini dobbiamo abbandonare i partiti, dobbiamo sfuggire alla logica dello scontro che ci hanno inculcato e trovare una base comune su cui essere d’accordo. Sono stanco di sentirmi dare del comunista da chi è di destra e del fascista da chi è di sinistra, è giunto il momento di recuperare il buon senso, perché, se non la cambiamo noi, nessuno potrà mai cambiare questa nazione.

Cosa fare per riuscire? Tenersi in contatto. Fare rete, sia in “Rete” che nella vita reale. Condividere informazioni. Sembrerà esagerato, ma probabilmente è questo il compito che la storia ci sta richiedendo.

http://homodigitalis.delleside.org

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