Abolizione province: siamo più stupidi noi a indignarci o Bersani a proteggere i suoi?

Al momento di votare per l’abolizione delle province, il Pd si è tirato indietro. I migliori editorialisti, a cominciare da Massimo Giannini su Repubblica, si sono prima indignati e poi interrogati sulla mancata occasione di mettere in minoranza il Pdl.

Si è detto che il Pd ha così sgonfiato il vento del cambiamento iniziato con le amministrative e diventato poi bufera con i referendum, si è detto che il Pd non ha avuto il coraggio di cavalcare l’onda anomala eccetera.  Si sono fatte grandi analisi, ma tutte a tavolino, lontane da chi vive nelle realtà amministrate dal Pd.

Solo Giannini, ma nel finale del suo editoriale, vi ha fatto cenno. E precisamente quando, dopo averci ricordato che le province italiane sono 110 e che al contribuente costano «circa 17 miliardi di euro, cioè quasi la metà dell’importo della stangata a orologeria di Tremonti», fa notare che «le presidenze di provincia occupate dal Pd sono 40, contro le 36 del Pdl, le 13 della Lega, le 5 dell’Udc».

La ragione della decisione del Pd, che non è indecisione come a qualcuno può essere sembrata, né mancanza di coraggio, sta tutta in questi piccoli numeri che in realtà sono grandi, grandissimi. Perché dietro quelle 40 presidenze ci stanno filiere alimentari e clientelari, assessori e famiglie, fornitori e fruitori. In questo senso il Pd si è comportato responsabilmente: ha scelto di non licenziare gli uomini e le donne del partito che occupano una carica pubblica, di non abbandonare chi ne trae beneficio. Se avesse votato la proposta di Antonio Di Pietro non solo avrebbe mandato a casa 40 persone, ma avrebbe interrotto una rete che ne conta centinaia, migliaia. Insomma, avrebbe tolto ossigeno a un apparato che tiene in vita la burocrazia del suo partito. Tra funzionari del Pd e presidenti, assessori o consiglieri provinciali vi è spesso coincidenza. Quando si dice che tra i cittadini e la casta il Pd sceglie la casta può sembrare che si reciti una giaculatoria ripresa da Marco Travaglio o dai grillini, ma non è così.

Lettori di Fidenza e del circondario, fate mente locale. Nel vero senso della parola. Provate a pensare alla nostra provincia, a tutte le persone, anche di Fidenza, che occupano un incarico o una carica in provincia. Chiedetevi come sono arrivati a ricoprirla o a essere assunti. Annodate i fili dei rapporti di tessera, fate due conti e poi ditemi se Bersani ha fatto bene o male a pensare alla protezione della sua gente prima ancora che alle tasche dei contribuenti. Bersani, da vero leader, ha preferito portare in salvo i suoi piuttosto che pensare a tutti. Se li avesse lasciati affogare, con il cavolo che questi lo avrebbero mantenuto nel posto in cui si trova.

Questa è la politica della concretezza, il resto è inane indignazione. Che sarà già sfumata la prossima volta che si voterà. Perché, pensa Bersani, lo spettro del berlusconismo costringerà ancora una volta le impaurite folle antiberlusconiane ad accorrere sotto le sue bandiere. Lui la pensa così. E forse è un pensiero che non va molto al di là del suo naso. E voi come la pensate?

Articolo tratto da navecorsara

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