Sacchetti di plastica: i consumatori li hanno già rimpiazzati, qualche furbo vorrebbe farli risorgere

Un addio senza rimpianti. A soli quattro mesi dallo stop dei sacchetti di plastica usa e getta, le nostre abitudini di fare la spesa sono già cambiate. Di alternative allo shopper tradizionale ce n’è di tutti i tipi e per tutte le esigenze. Occhio, però, alle truffe di chi ancora non si dà per vinto.

Dal bando degli shopper agli shopper banditi: nella transizione i più bravi sono i consumatori!
Dopo lo stop ai sacchetti di plastica a canottiera monouso, stiamo tutti inventando soluzioni alternative, cercando quelle che più si adattano alle nostre abitudini quotidiane. La Camera di Commercio di Milano ha intervistato 700 persone sul tema: il dato più eclatante è che solo a Milano si consumeranno 84 milioni di shopper in meno. Ma la vecchia canottiera resiste nelle case: sono mediamente 22 i reperti fossili che costituiscono una sorta di scorta familiare (custodita gelosamente?). Il 26% degli intervistati però li ha sostituiti con borsine in stoffa (da tenersi in borsa o in macchina); le borse riutilizzabili, in plastica resistente o in tessuto-non-tessuto, sono preferite dal 20%. Poco appeal destano le buste di carta (4%) e le borse con le ruote (3%). Per chi continua a presentarsi alle casse, senza alternative in mano, c’è il sacchetto in bio-plastica (20%). Certo nelle città in cui non si fa la raccolta differenziata dell’organico, questo rischia di essere visto dalle famiglie come un disturbo a causa della sua fragilità, e una seccatura per le raccolte differenziate (il sacchetto in bio-plastica non va messo nella raccolta della plastica, bensì in quella dell’indifferenziato), ma oramai i Comuni sarebbero, di fatto, obbligati ad attivare il servizio della raccolta della frazione organica!!!
I periodi di transizione poi sono sempre un po’ turbolenti: non ci sono solo i Comuni a fare i furbi, ci sono anche aziende che non si danno per vinte e che continuano a rimanere attaccate al fossile, come il naufrago a un pezzo di legno. Ecco che saltano fuori strani sacchetti definiti biodegradabili con enzimi ECM, unici probabilmente, tra il materiale di cui è composto il sacchetto, a essere biodegradabili, con sedicenti marchi registrati recanti la parola bio. Insomma, attenzione ai venditori di fumo: gli unici sacchetti a canottiera davvero bio sono quelli su cui è scritto: conforme alla norma EN 13432 (quella che garantisce biodegradabilità e compostabilità del sacchetto).

Tratto da Redazione Abitare la casa

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