Luci e ombre del Quarto Conto Energia

Come sarà il solare del domani, chi ci guadagnerà e chi andrà a fondo

Quello del fotovoltaico è spesso considerato un mercato minore, riservato agli ecologisti o alle  industrie che hanno molti soldi da investire in greenwashing. Se è vero che l’economia solare, a fronte di quella basata su carbone e fonti fossili, è di gran lunga più debole e non potrebbe sopravvivere senza incentivi statali, l’anno scorso il sole si è preso una bella rivincita. Che ha fatto vacillare l’intero settore. Nel 2010, infatti, il mercato italiano è esploso al punto che lo Stato non ha più potuto fare fronte all’incremento degli incentivi dovuti, pena un eccessivo aumento delle bollette a carico degli utenti.

IL MERCATO 2010-2011 – L’attesissimo IV Conto Energia, firmato dal governo lo scorso 5 maggio, giunge dunque in una situazione di estrema precarietà, passando al vaglio di operatori sempre più impazienti e critici rispetto all’operato del governo. La storia dell’energia solare in Italia è trentennale, ma solo nell’ultimo decennio la tecnologia in grado di sfruttarla è stata messa a punto e conosciuta tanto da diventare una possibile alternativa al gas e al petrolio. Attualmente l’Italia occupa il secondo posto al mondo per potenza installata sul territorio, seconda solo alla Germania.  Posizione determinata dalla recente esplosione del mercato, che ha superato ogni aspettativa.  Se l’anno scorso in Germania sono stati installati 7500 mega watt (mw) di potenza, in Italia se ne contano 2300. Considerato che l’ammontare mondiale di potenza installata nel 2010 è stato di circa 17000 mw, si capisce in che misura il nostro Paese stia puntando sul fotovoltaico. Tuttavia, ciò che ha fatto saltare gli argini previsti dal governo per l’incremento del mercato solare è stato un decreto che pochi conoscono al di fuori del settore, ma che ha avuto un effetto dirompente: la legge 129/2010, cosiddetta “Salva Alcoa”. Tramite questo provvedimento si consente agli installatori che hanno allacciato il loro impianto entro maggio 2011 di godere delle tariffe del 2010. Ovviamente più alte di quelle attuali, visto che gli incentivi decrescono col tempo. Risultato, ai 2300 mw del 2010 si sono aggiunti altri 3500 mw non allacciati nel 2010 ma che hanno diritto agli stessi incentivi.

DOPO L’ESPLOSIONE – Una mole di domande da gestire e di denaro da versare che il sistema non è riuscito a sostenere. Da qui si arriva al 3 marzo scorso, quando il famoso Decreto Rinnovabili sospendeva gli incentivi fino a nuovo ordine, lasciando nel buio più totale tutta l’industria dei pannelli. Chiaramente, essendo il sostegno dello stato un elemento chiave nello sviluppo economico e tecnologico dell’energia rinnovabile, le aziende si sono trovate a non poter pianificare una strategia d’impresa neppure sul medio periodo, cosa che ha messo in crisi soprattutto le piccole. Fabrizio Bonemazzi, vice presidente di GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane), associazione di categoria legata a Confidustria, spiega che

“Lo sviluppo inaspettato del mercato solare ha destato attenzione in tutta Europa, in Spagna, Francia e Repubblica Ceca, dove nel 2010 è stata corretta la norma vigente. Proprio la difficoltà a gestire l’erogazione dei contributi avrebbe potuto generare uno stallo del mercato, e questo ci rendeva molto pessimisti”. Così è stato negli scorsi mesi dopo il Decreto Rinnovabili: senza incentivi tutti gli investimenti prima attratti si sarebbero allontanati da iniziative imprenditoriali di fatto prive di guadagno.

IV CONTO ENERGIA – L’ultimo provvedimento del governo, a firma congiunta del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e del Ministro  dello Sviluppo Economico Romani, nasce per far fronte a questa difficile situazione e traghettare il solare italiano verso il cosiddetto “modello alla tedesca”. Innanzitutto, la carta prende atto della crescita del mercato aggiustando gli obiettivi: non più 8000 mw installati al 2020 ma 23000 al 2016. Inoltre, il periodo di regolamentazione (dal 1 giugno fino al 2016) viene diviso in due scaglioni che saranno normati diversamente. Da oggi fino al 2012 si avrà un periodo di transizione, che vedrà gli stessi meccanismi d’incentivazione del Terzo Conto ma introdurrà una distinzione tra piccoli e grandi impianti (superiori a un mw di potenza). I primi godranno automaticamente degli incentivi al momento dell’allaccio, mentre per i secondi viene introdotto un tetto complessivo di spesa a livello nazionale che non potrà essere superato. A tal fine, è istituito un registro, al quale le imprese dovranno iscriversi per partecipare ad una gara. La graduatoria risultante determinerà quali progetti potranno godere degli incentivi. Fanno eccezione gli impianti afferenti a strutture amministrative pubbliche, che non dovranno partecipare alla gara, mentre un tetto più alto (200 mw) viene stabilito per gli impianti a terra. Il risultato è una maggior burocratizzazione per gli impianti industriali a fronte di uno snellimento delle pratiche per le piccole installazioni domestiche. Nel secondo periodo, dal 2013 al 2016, dovrebbe invece aver luogo il passaggio definitivo al modello tedesco: decadono i tetti di spesa per le realizzazioni e anche la distinzione basata sulla dimensione. Al loro posto, vengono stabiliti dei tetti di spesa semestrale sul totale nazionale installato (il primo tetto sarà di 240 milioni di euro). Superato questo limite, gli incentivi si riducono automaticamente. Più il mercato cresce più si ridurranno le tariffe: in pratica, si cerca di innescarne l’autoregolazione.

“Fino ad ora – commenta Bonemazzi – il metodo ha funzionato abbastanza bene in Germania. Per luglio hanno previsto un taglio relativo a quanto installato tra marzo e maggio, quindi un tetto trimestrale. In Italia ragioneremo su base semestrale ma l’idea è la stessa”.

LE CRITICHE – Proprio a questo serve il Conto Energia, sistema di incentivazione che consente di vendere l’energia pulita prodotta dai pannelli ad un prezzo molto superiore a quello di mercato. L’idea sembra semplice, un volano che sostenga le rinnovabili finché non siano autonomamente competitive. In realtà, la questione è molto più complessa: incidere artificialmente su un mercato è un’operazione rischiosa, che può adulterare il meccanismo della concorrenza e rompere l’equilibrio tra piccole e grandi imprese. Infatti non è raro che, come in questo caso, la nuova legge scontenti molti. Mentre il movimento nato in rete SOS Rinnovabili ha già fatto partire un ricorso, firmato da 150 aziende, contro il decreto del 3 marzo, le associazioni di categoria fanno già le loro valutazioni sul IV Conto Energia, nato proprio per colmare la precedente lacuna normativa. Assosolare, associazione nazionale dell’industria fotovoltaica, bolla il provvedimento come

“un attacco alla democrazia nel settore energetico”. “Grazie al Terzo Conto Energia – sostiene – è nata infatti una miriade di singoli piccoli produttori, ossia una pluralità di potenziali concorrenti delle grandi centrali tradizionali, ora a serio rischio di sopravvivenza”.

Secondo l’associazione, i piccoli produttori avrebbero potuto stabilizzare il mercato del solare, ancora dipendente dalle fluttuazioni dei prezzi delle fonti fossili e dalle perturbazioni finanziarie conseguenti. Una delle maggiori critiche alla recente normazione (Decreto Rinnovabili e IV Conto Energia) verte sul fatto che queste leggi risultano all’atto pratico retroattive: gli investitori che avevano pianificato un ritorno economico in base alle tariffe del Terzo Conto Energia, entrato in vigore in gennaio e di durata triennale, si sono trovati a soli due mesi di distanza a vedere gli incentivi prima bloccati, e poi sensibilmente ridotti. Bocciatura piena anche da parte di Asso Energie Future, che ritiene la legge lesiva della concorrenza in quanto a favore dei grandi competitor. Massimo Sapienza, presidente dell’associazione, sostiene che

“il IV Conto Energia si pone grandi obiettivi ma nella pratica non offre i mezzi per realizzarli. Poiché gli incentivi decrescono troppo in fretta, il mercato dei pannelli non ha il tempo di assorbire lo shock e investire diventa quasi un’azione di volontariato. La prospettiva sarà un trauma nel prossimo anno e mezzo, che le grandi aziende riusciranno a sostenere. Mentre le piccole saranno falcidiate”.

Il nuovo provvedimento favorisce i piccoli impianti rispetto a quelli industriali di grandi dimensioni, ma questo non implica un parallelismo con la dimensione delle aziende che li producono e installano: “Il fatto è che i piccoli impianti – chiarisce Sapienza – coprono solo il 10% del totale nazionale. Le aziende piccole non si occupano necessariamente di impianti domestici, anzi anche loro lavorano sull’industriale”. Insomma, dal punto di vista del mercato, danneggiando i grandi impianti si colpiscono tutte le fasce, ma mentre le grandi imprese possono reggere il colpo, le piccole sono destinate a soccombere, favorendo l’instaurarsi di oligopoli. Lo sostiene anche il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che, in piena campagna elettorale in vista delle comunali del fine settimana, ci mette il carico:

“Il IV Conto Energia fa parte del “pacchetto” del tristemente noto ammazza rinnovabili. Con esso si blocca la modernità di questo Paese, è l’ennesimo favore che viene concesso agli oligopoli energetici italiani, rappresenta una sintesi del progetto del centro-destra: loro non vogliono un modello di società con una ricchezza distribuita ma un aumento delle disuguaglianze nel Paese”.

IL CASO ENEL – Dagli osservatori proviene anche una critica al ruolo che Enel assumerebbe a seguito del nuovo decreto, cioè di competitor e insieme di organo garante. A tal proposito, Bonemazzi di GIFI osserva che: “si tratta di un problema talmente marginale da risultare irrilevante. Tutto nasce dalla complessa burocrazia necessaria a far partire l’erogazione degli incentivi: oltre ad essere inseriti nella graduatoria bisogna infatti garantire l’attivazione dell’impianto entro sette mesi, per non intasarla. A sancire l’allaccio è il GSE, il gestore dei servizi energetici. Siccome tra i principali GSE c’è anche Enel, che possiede anche delle centrali, si potrebbe creare un conflitto di interessi che permetterebbe all’azienda di certificare l’allaccio (e quindi ricevere i contributi) per impianti non funzionanti”. In effetti il problema del momento in cui stabilire l’inizio dell’erogazione è piuttosto spinoso, e ha ritardato la firma del provvedimento a causa delle divergenze tra Romani e Prestigiacomo.

ROMANI CONTRO PRESTIGIACOMO – Al Solar Expo di Verona, la più importante manifestazione di settore in Italia e la terza nel mondo dopo quelle di Monaco e Shangai, si attendeva con il fiato sospeso la ratifica del IV Conto Energia.  Ratifica conquistata al termine di una faticosa contrattazione tra i due ministri: Prestigiacomo chiedeva che l’erogazione degli incentivi partisse al momento dell’autocertificazione di fine lavori, mentre Romani, per evitare possibili truffe dovute alla costruzione di pannelli che ricevono contributi senza essere allacciati, pretendeva di aspettare la conferma di collegamento alla rete da parte del GSE. Entrambe le posizioni presentano ragioni e torti: da un lato aspettando l’allaccio il costruttore rischia, in caso di ritardi prolungati da parte del gestore della rete, di ricevere incentivi più bassi rispetto a quanto previsto, dall’altro si previene il rischio di raggiri. Alla fine si è giunti ad un compromesso: gli incentivi partono al momento dell’allaccio, ma in caso di ritardi il gestore dovrà rifondere le perdite del costruttore.

MODERATO OTTIMISMO – Al contrario dei suoi colleghi, Bonemazzi esprime un certo ottimismo da parte di GIFI:

“L’innalzamento degli obiettivi nazionali è un segno di fiducia e una dimostrazione che non siamo più la cenerentola dell’energia. Troviamo positiva la certezza degli incentivi fino al 2016, anche se non abbiamo completa fiducia visto quello che è successo con il Terzo Conto, cioè il cambio ‘in corsa’ della legislazione”. In definitiva, nonostante le norme complesse e i rischi conseguenti si può dire che, almeno per il momento, il solare italiano goda di buona salute: oltre alle cifre di diffusione sul territorio, è all’avanguardia anche nello smaltimento dei pannelli esausti: “il modulo fotovoltaico è riciclabile quasi completamente – spiega Bonemazzi – perché composto di materie come l’alluminio, il vetro, il silicio. Molte aziende italiane aderiscono poi al consorzio europeo Pvcycle, che si fa carico dello smaltimento dei pannelli. Tra l’altro, il IV Conto Energia ha introdotto l’obbligo di aderire al consorzio per tutti gli impianti che entreranno in funzione dopo il 30 giugno 2012”.

Lou Del Bello

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