Tutti gli sballi legali

Allarme dell’agenzia europea per il controllo delle droghe: sempre più cocktail scivolano all’interno delle maglie del sistema.

C’è qualcosa contro cui la legge, la repressione, lo stato di diritto fondato sui divieti non può nulla: ed è, appunto, sé stesso. La legge non può vietare ciò che ha permesso, a meno di non cambiare idea: ed è proprio in queste a volte fitte, a volte ampie maglie che si infilano le eccezioni, le schegge fuori controllo che passano la dogana senza rendere conto al casellante. Succede per tutto, succede anche ad alcune fra le cose più pericolose: le droghe. L’agenzia europea di controllo delle sostanze stupefacenti lancia proprio in queste ore un pesante allarme: attenzione, sempre più droghe “legali” popolano il mercato dei nostri paesi.

DROGHE IN EUROPA – Sono sostanze chimiche che non sono appunto vietate, di libero commercio e che però possono fungere da veri e propri stupefacenti, a volte anche assimilabili all’ecstasy per forza e gravità. Ce ne parla il Guardian, chiarendo che secondo le istituzioni europee la situazione sta davvero iniziando a dover essere tenuta sotto controllo. Il punto è la quantità delle nuove sostanze assimilabili alle droghe pesanti emersa in un solo anno, con 41 nuovi cocktail a disposizione del cittadino dell’Unione Europea.

Il centro di monitoraggio con sede a Lisbona afferma che le nuove sostanze stanno apparendo ad un ritmo “senza precedenti” con 41 nuove segnalazioni in un solo anno, il numero più ampio mai verificatosi in un anno singolo. Il dato va comparato con le 24 identificate nel 2009 e le 13 nel 2008. Le agenzie dicono che almeno un quarto delle sostanze identificate l’anno scorso – 11 delle 41 – sarebbero state varianti di cannabis sintetica, come lo Spice, che è già vietato o messo sotto controllo da almeno 16 paesi europei. Altri 15 sono derivati del catinone sintetico, incluso il mefredone – anche noto come “meow meow” – che imita gli effetti dell’ecstasy, dell’anfetamina e della cocaina. Proibiti in tutta Europa fin dallo scorso dicembre.

Tutte queste nuove sostanze, secondo l’organismo che stende il rapporto, devono essere archiviate sotto la cartella “sostanze varie” proprio perchè non è ancora chiaro – essendo esse di nuova sintetizzazione – che fine, che classificazione adoperare per definirle.

ALLARME GENERALE – Ma il problema, più che essere l’emersione di nuove sostanze stupefacenti, come dicevamo, è che nello spazio europeo non ci sarebbero abbastanza leggi e non ci sarebbe la capacità adeguata per monitorarle e reprimerle con successo. Il punto è che non rientrando queste nuove sostanze in nessuna delle classificazioni attuali, non si sa bene come rapportarcisi: di più, soccorre in aiuto dell’ampia diffusione di queste sostanze la possibilità, sostanzialmente operativa, di venderle sul mercato liberamente. Vediamo come.

Il rapporto afferma che molte delle sostanze identificate sono state trovate dalle forze di polizia nazionale grazie ad acquisti a campione o online o da negozi specializzati. Molte di esse sono commercializzate come droghe depenalizzate o come cibo per piante, ed etichettate con “non per il consumo umano”. Le descrizioni sono specificatamente progettate per evitare il controllo tossicologico. Inoltre, questa proliferazione accelerata dimostra la velocità e la sofisticazione alla quale il mercato sta reagendo ai tentativi di proibirle o controllarle, e la crescente sfida presentata dalla globalizzazione e dall’innovazione. Molte di queste sostanze vengono sviluppate in laboratori illegali in sud Asia.

E’ proprio su questo che il rapporto, pubblicato congiuntamente all’Europol, l’agenzia di polizia europea, pone l’accento: è importante per la politica antidroga dell’Unione Europea che gli Stati e le istituzioni si dotino di modalità rapide ed efficaci per prevenire, più che reprimere, l’insorgenza di nuovi cocktail chimici per giunta di libera vendita sul mercato. Ma come raggiungere quest’obiettivo? Ci sarà sempre qualcuno che inventa una nuova formula nel buio del suo garage: le criticità che il rapporto mostra come possono essere affrontate senza cadere nel proibizionismo e nella repressione generalizzata?

Tommaso Caldarelli

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