Intorno a L’Aquila paesi fantasma e zone rosse

Una catastrofe naturale è stata risolta quando sono finite le sue conseguenze sociali.

Ecco perché si dovrebbe evitare di parlare con toni trionfalistici del terremoto che ha colpito L’Aquila. Basterebbe fare un giro non solo nel centro storico del capolugo – di cui, ormai, i lettori de ilfattoquotidiano.it dovrebbero sapere molto – ma anche nei paesi e nelle frazioni che circondano la città: si scoprirebbero paesi fantasma, zone rosse, macerie dimenticate da più di due anni, una desolazione che nessuno può immaginare senza viverla di persona e che raramente è stata raccontata.

Perché le situazioni al contorno, quelle più marginali, quelle più lontane dalla ribalta delle telecamere, danno la misura della situazione. Basta andare a Monticchio, a Paganica, a Roio, a Tempera, per capire che, no, quei borghi non sono rinati. E che sarà molto difficile che rinascano.

Onna fu al centro dell’interesse mediatico per mesi. Criticare l’intervento su Onna richiede di alzare il livello: la popolazione è stata mantenuta in prossimità del vecchio paese, e questa è una linea fondamentale per incoraggiare i terremotati a riprendere in mano la propria vita e a ricominciare. Ma il nuovo villaggio costruito in fretta e furia, sarà davvero provvisorio? O diventerà, a lungo termine, la Nuova Onna?

In questa nuova puntata di Yes We Camp si mostra il paese vecchio 124 giorni dopo il terremoto. Oggi non è cambiato molto.

Alberto Puliafito

Yes We Camp, episodio 5.

Una produzione iK
Italia, 2010 | HDV | 93′

Regia di Alberto Puliafito
Prodotto da Fulvio Nebbia
www.shockjournalism.com

Scritto e montato da Alberto Puliafito
Assistente di produzione: Marta Musso
Montaggio del suono e mix: Davide Favargiotti
Colorist: Michele Ricossa
Musiche di Fabrizio Panbianchi, Alessandro Zangrossi, Natural Breakdown

 

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