I partiti e la formazione

Come è cambiata la formazione interna ai partiti politici e quali strumenti vengono utlizzati oggi

In un recente articolo abbiamo visto il caso di un’iniziativa di formazione politica (di matrice partitica) elevata addirittura al livello di “master”. Proviamo ora a fare un passo indietro, e a vedere come si muovono i principali partiti sul terreno della formazione delle loro “giovani leve”. Con una doverosa premessa: la politica, ed in particolare i partiti politici, hanno perso la loro funzione pedagogica.

I partiti tradizionali, sino a qualche decennio fa, ponevano grande attenzione rispetto alla formazione del proprio personale politico; la valorizzazione di nuovo personale politico uno dei loro obiettivi principali. Solo per fare un esempio il Partito Comunista Italiano nel 1980 chiedeva a tale Massimo D’Alema di spostarsi da Roma in Puglia per “fare gavetta”. In Puglia D’Alema è stato segretario regionale del PCI dal 1981 al 1983. Per poi tornare a Roma e proseguire la sua carriera politica.

Oggi non è più così. Tra le tante trasformazioni della politica moderna che abbiamo sotto gli occhi, sappiamo che sono pochi i partiti che possono contare su solide strutture di organizzazione interna e di promozione delle loro migliori risorse. I motivi sono molteplici. Per semplificare, si può dire che oggi i partiti in molti casi somigliano sempre più ad efficaci comitati elettorali. Di elezione in elezione i partiti tentano di organizzarsi al meglio per cercare di ottenere il maggior risultato numerico. La promozione di nuovi gruppi dirigenti e temi come il ricambio sono argomenti utili quasi solo per il periodo della campagna elettorale. La possibilità che nei partiti o dai partiti emerga qualche figura nuova è lasciata al caso. E se si verifica, avviene in maniera solo sporadica.

In passato l’elettore formava la propria opinione (anche) sulla base dell’orientamento fornito dal proprio partito di appartenenza. Oggi, ricorso sempre più frequente ai sondaggi indica quanto tutte le organizzazioni politiche misurino costantemente l’orientamento dell’opinione pubblica sui singoli temi per arrivare, in alcuni casi, a cavalcare l’opinione dominante unicamente per fini propagandistici. Anche per questo motivo parlare di formazione oggi assume una dimensione meno ideologica. Lo sforzo dei partiti si concentra sulla necessità di formare i propri dirigenti per renderli idonei a ricoprire ruoli di responsabilità.

Annamaria Parente è responsabile nazionale della formazione del Partito Democratico. Secondo la Parente la formazione politica del PD è un’operazione culturale, ma non si tratta di un trasferimento accademico dei contenuti, tanto meno un think tank: piuttosto esige un forte impegno intellettuale, pratico ed esistenziale. In altre parole, la formazione va basata sulla esperienza. L’obiettivo di una formazione e di un partito contemporanei è la costruzione di reti, da cui far discendere anche la proposta politica. Il Partito Democratico, sin dal 2007, tiene la propria scuola di formazione nella città di Cortona, dove ogni anno, intorno alla prima metà di settembre, il PD promuove appuntamenti formativi rivolti ai propri dirigenti ed iscritti. Non è l’unico sforzo: ad esempio ad inizio settembre 2009, nel corso della Festa Democratica di Pesaro, il Partito Democratico ha organizzato “Frattocchie 2.0”, un corso di formazione che ha prestato attenzione al tema della formazione in relazione alle potenzialità della Rete. Tra gli ospiti: blogger, editori ed esperti di reti e comunicazione.

Il Popolo della Libertà unisce invece la formazione al tema del gioco. E punta su “Governiadi, i giochi di ruolo della politica”. Il “gioco” consiste nella simulazione di situazioni tratte dalla realtà, dando e sfidando i partecipanti nel trovare soluzioni innovative a problemi politici e amministrativi grazie all’interazione di esperienze diverse. Tre i temi al centro dell’iniziativa: gestione del decoro urbano e risparmio energetico, occupazione-lavoro-territorio e Riforme Costituzionali. Le “Governiadi” si svolgeranno per la prima volta dal 14 al 17 Luglio 2011 sulle rive del Lago di Bolsena.

La Lega Nord è un partito caratterizzato dalla capacità di lanciare sulla scena figure mediamente più giovani rispetto agli altri partiti. Oltre ad un organizzato movimento giovanile, basa la propria capacità di ricambio sulla intensa presenza sul territorio, e una grandissima attività delle sezioni di partito. Dopo il successo delle ultime regionali del 2010, Donato Trevisan della Lega Nord ha organizzato dei corsi serali settimanali. Per spiegare alla base le ragioni che stanno dietro il progetto federalista della Lega Nord.

Tra le altre esperienze partitiche c’è da citare l’Italia dei Valori. Regione per regione il partito è impegnato da qualche tempo nella promozione di corsi formativi al fine di trasferire conoscenze specifiche a chi intende candidarsi a ruoli elettivi o di responsabilità nel partito. Sino a qualche tempo fa ad occuparsi di cultura e formazione nell’IDV era Nicola Tranfaglia, che ha lasciato da qualche tempo l’incarico in forte polemica con Di Pietro per la scelta di quest’ultimo di contenere al massimo le spese per la formazione.

Vi sono anche altre occasioni di formazione politica al di fuori del rigido perimetro dei partiti. Un esempio è dato dal “Centro di Formazione Politica” nato nel 2004 (per volontà del leader della Margherita Francesco Rutelli) e portato avanti con determinazione oggi da Massimo Cacciari. Nel giugno del 2010 si è svolta su iniziativa del Centro di Formazione Politica la sesta edizione dei corsi. L’obiettivo di Cacciari è ambizioso: far ripartire la politica proprio dalla formazione.
Giuseppe Spadaro

Be the first to comment on "I partiti e la formazione"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Perché?

Protected by WP Anti Spam