Essere mercenario oggi

Un ritratto dei soldati pro Gheddafi nel racconto di un giovane imprigionato dai rivoltosi

A dare man forte al Colonnello Muhammar Gheddafi a rinfoltendo le fila delle decine di migliaia di militati e paramilitari libici ci sono i mercenari. Provengono anche dall’estero. Dall’Europa. Ma prevalentemente giungono dall’Africa nera. Il Time è andato tra loro per descrivere la loro realtà.

ADDESTRATI E PICCHIATI – Ha incontrato. Omar, 19enne dal sorriso debole, stremato da sei mesi di addestramento durante i quali ha perso parecchio peso. E subito violenze. “E’ stato devastante”, dice il giovane rievocando le battaglie combattute nella Libia Orientale. Il 16 febbraio è stato inviato nella città di Al baida, per prendere parte ad una manifestazione pro Gheddafi. E’ ben addestrato. Ma è finito lo stesso nelle grinfie degli insorti. I ribelli lo hanno arrestato insieme ad altre 200 persone sospettate di essere mercenari, nella città orientale di Shahat, e portato alla scuola di Aruba. Sono stati liberati tutti due giorni fa, il 28 febbraio. Ad eccezione di Omar, trattenuto.

LIBICI MERIDIONALI E CIADIANI – Tutti i detenuti presso la scuola sono meridionali libici o stranieri. Di carnagione scura, provenienti dalle città immerse nel deserto del Sahara. Almeno in cinque venivano dal Ciad. La maggior parte degli imprigionati era arrivata a bordo di aerei partiti dalla città sahariana di Sabha, una delle roccaforti di Gheddafi. Ovviamente nessuno ammette di essere arrivato per combattere. I ciadiani dicono di essere stati indotti a salire su un aereo gratuito per Tripoli che in realtà li ha portati ad al Baida. Altri, come Omar, sostengono di essersi messi in marcia per partecipare ad una manifestazione pro Gheddafi.

RISCHIO RITORSIONI DELLE TRIBU’ – “Se si indossano abiti civili è difficile stabilire se ci si trova di fronte ad un mercenario o meno”, dice Ahmed Noori esbak, una delle guardie di Omar che ha combattutto i mecenari in strada. E’ questo uno dei motivi per i quali molti prigionieri sono stati liberati. Si dice siano stati lasciati liberi a causa della incomprensibilità della loro situazione. Ma qualcuno parla del rischio di ritorsioni da parte delle tribù alla quale apprtenevano i catturati, come la tribù Fezzan, nel Sahara sud occidentale, alla quale appartiene Omar, o il Gaddadfa, la tribù di Gheddafi. “Li abbiamo lasciati perché sono tutti libici e non vogliamo iniziare una guerra tribale”, ha spiegato Ahmed Salah Salem, trasformatosi repentinamente da insegnante a guardia carceraria. Non è il momento di nutrire rancore da parte dell’opposizione libica, se l’obiettivo è quello di liberare Tripoli da Gheddafi.

RICONOSCIMENTO DIFFICILE – Chi sono realmente i mercenari è difficile da stabilire. Centinaia di mercenari sospettati delle battaglie sono detenuti a Bengasi, ad esempio. Ma è assolutamente vietato alla stampa di avvicinarsi. “In passato Gheddafi ha sostenuto diversi movimenti di ribelli africani”, ha ricordato peter Bouckert, direttore delle emrgenze per l’osservatorio per i diritti umani, l’Human Right Watch, in una conferenza stampa. Tra i detenuti ci sono innocenti, “probabilmente non sono stati coinvolti nei combattimenti, e sono stati immischiati in una situazione terribile”, ha spiegato Bouckert. I ribelli di al-Baida e Shahat sostengono che le forze pro-Gheddafi sono state abilmente addestrate. La versione degli imprigionati è diversa. C’è una storia di miseria nel destino di ognuno dei combattenti catturati. Omar racconta di aver ricevuto un addestramento estenuante, di essere stato picchiato, semplicemente “perché fa parte della formazione” (“Ci vogliono più resistenti”, ha detto), di essere stato trattato come uno schiavo. Poi la sua motivazione: “Volevo solo essere un soldato ed avere un lavoro”.

OTTIMO REDDITO – Ha ottenuto 700 dinari al mese, un reddito considerevole in un paese dove i dipendenti del governo portano a casa tra i 200 e i 300 dinari, soprattutto per un uomo proveniente da una famiglia povera. Omar contribuisce a sostenere la madre, un padre disabile e sei fratelli. I soldi incassati dal battaglione di soldati di Khamis Gheddafi sono il doppio di quelli percepiti dagli altri soldai. Questo perchè quella di Khamis è una forza speciale. “E’ una personalità Khamis e gli piace essere speciale”, dice Omar. Appena la situazione è cambiata, favorevolmetne per gli insorti, i mercenari hanno provveduto in molti casi a travestirsi da civili. Scomparsi nelle città e nei dintorni. Alcuni fanno finta di essere operai o contadini. Dei catturati – dice la guardia Esbak – “sei sicuro non erano mercenari”. Il riconoscimento è impegnativo. “Dopo quello che è successo qui abbiamo paura di ogni ragazzo nero che cammina in giro”, dice un soldato a Bengasi, ormai divenuta capitale dell’opposizione.

Donato De Sena

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