Altri 300.000.000 di euri giù per il cesso! Grazie Lega!

L’ennesima contraddizione in termini del Carroccio dimostra quel che già era evidente: sulla festa nazionale del 17 marzo hanno sempre mentito.

Ah, ma noi li ricordiamo molto bene, i leghisti. Non è che sia passato molto tempo da quando ululavano contro la festa dell’Unità di Italia, voluta da Giorgio Napolitano e sottoscritta dal governo di Silvio Berlusconi. Hanno votato anche contro in consiglio dei Ministri, e il motivo è noto. “Non è possibile, in un momento di crisi economica come questo, pensare che le imprese e le scuole e gli uffici pubblici restino chiusi. Bisogna lavorare, produrre, fare”. Ah, quale pragmatismo nordico.

NO ALLA FESTA ! – Ne erano proprio convinti. Questo era Roberto Calderoli intervistato da Lucia Annunziata.

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: Calderoli dice che non è sicura la presenza della Lega a Genova il 5 maggio con il presidente Napolitano: «La celebrazione in sé ha poco senso. L’anniversario deve essere il momento per approntare le soluzioni, non solo per alzare la bandiera. Io sarò a lavorare per realizzare il federalismo, la cui attuazione è il miglior modo per festeggiare l’unità d’Italia».
E poi c’era il grande leader, Umberto Bossi, che diceva a voce alta: vado alla festa solo perchè Napolitano è un gran brav’uomo, altrimenti proprio me ne starei a casa.

“Le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia mi sembrano le solite cose inutili, un po’ retoriche. Non so se ci andrò, devo ancora decidere. Ma se dovesse chiamarmi Napolitano…”

Le ragioni, le dicevamo, tutte economiche, produttive: ma che scherziamo? Festeggiare in questo momento?

«Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo, un decreto legge privo di copertura (traslare come copertura gli effetti del 4 di novembre, infatti, rappresenta soltanto un pannicello caldo e non a casa mancava la relazione tecnica obbligatoria prevista dalla legge di contabilità), in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale»: lo dice il ministro Roberto Calderoli (Lega Nord) dopo la decisione del Consiglio dei ministri. «Come ho già detto – prosegue l’esponente della Lega – sono e resto contrario alla decisione di non far lavorare il Paese il 17 di marzo, sia per il costo diretto che è insito in una festività con effetti civili che per quello indiretto, che proverrà dallo stimolo di allungare la festività in un ponte da giovedì fino a domenica. Se vogliamo rilanciare davvero il Pil di questo Paese con il decreto legge di oggi abbiamo fatto l’esatto contrario», conclude.

CURIOSO COMPORTAMENTO – Sono balle. E lo dimostra l’atteggiamento che la Lega tiene su queste baggianate da calendario fin dal momento immediatamente successivo all’approvazione del decreto che autorizza la festa del 17 marzo. E lo dimostra fuori da ogni dubbio la decisione che ieri ha preso il ministro dell’Interno, Roberto Maroni – lo stesso leghista che neanche ha partecipato alle votazioni del consiglio dei Ministri quando si promuoveva la festa degli italiani. C’è da votare elezioni amministrative e i 4 referendum che la corte di Cassazione ha autorizzato? Se fossimo tutti molto attenti alle ragioni dell’impresa e dell’industria, al profitto e al Pil, logicità vorrebbe che queste date fossero accorpate. Il cosiddetto Election day che salva una giornata di scuole chiuse e di lavoro. Una giornata interamente dedicata alla produttività che in questo modo si perde.

NIENTE ELECTION DAY – E invece no. Chissà perchè.

Niente Election day, bolognesi alle urne il 15 e il 16 maggio. Lo ha stabilito il ministro Roberto Maroni che ha annunciato di aver firmato il decreto di indizione dei comizi elettorali per le amministrative, convocate “per il 15 e 16 maggio, il primo turno, e il 29 e 30 maggio per il secondo turno”. Si vota anche a Ravenna, per Comune e Provincia. Per quanto riguarda invece i referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, ancora una data definitivamente stabilita dal Governo non c’è. “L’ultimo giorno utile per tenere i referendum è il 12 giugno – ha detto Maroni a Palazzo Chigi – e io sono favorevole a che si tengano in quella data seguendo una tradizione che vede voti separati” rispetto alle amministrative. Una decisione cha fa infuriare il centrosinistra: votare in due giorni separati significa “bruciare oltre 300 milioni di denaro pubblico”.
E insomma: un altro giorno tutti a casa per votare  (si dirà, “ma le scuole saranno comunque chiuse, a metà giugno”: non conta, è il principio a valere, è una questione di coerenza politica). E 300 milioni in fumo. Non che qui si pensi che la democrazia sia una questione di costi: però, evidentemente, visto che lo pensa Calderoli (il Pil, eccetera), si aspettano suoi muggiti isterici a dire che, signora mia, qui le aziende ne risentiranno, Roma ladrona eccetera.

COME LA FESTA LOMBARDA – E invece non succederà. In parte perchè gli ordini dall’alto sono di silurare questi referendum, e si sa che senza election day difficilmente la gente li andrà a votare, e questo è quanto – ma probabilmente sarà un problema dei comitati promotori. In massima parte perchè quella della Lega, sebbene appoggiata da settori consistenti della Confindustria era una boutade senza nessuna base nonchè un residuato secessionista. Lo dimostra, come ultima goccia, questa storia dell’Election day: ma anche la vicenda della festa lombarda approvata dalla giunta di Roberto Formigoni non scherza mica.

Ieri, dopo due sedute di polemiche, 40 ordini del giorno e 200 emendamenti ostruzionisti targati Lega, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge sulle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, stanziando 1,3 milioni di euro per i festeggiamenti. Contemporaneamente, però, è stato approvato anche l’ordine del giorno – primo firmatario Renzo Bossi, il figlio del senatur – con cui la Lega chiede l’istituzione della festa e della bandiera regionale lombarda. «La probabile data della festa sarà il 29 maggio, il giorno della battaglia di Legnano del 1776 – ha spiegato il capogruppo leghista Stefano Galli -. E quel giorno non si lavorerà. Nella bandiera ci sarà la croce di San Giorgio».

Insomma, siete avvertiti: dai leghisti non comprate mai un calendario usato.

Tommaso caldarelli

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