A Milano e Napoli passa il futuro di Berlusconi

La tornata amministrativa del prossimo maggio sarà decisiva per la permanenza dell’attuale governo

Il voto favorevole della Camera al federalismo municipale e la successiva convocazione delle elezioni amministrative per il 15 e 16 maggio hanno chiuso definitivamente l’ipotesi di consultazioni politiche anticipate. La maggioranza berlusconianleghista ha tenuto nel momento più difficile, prima con la rottura di Fini e la mozione di sfiducia poi fallita per soli due voti, poi con il Rubygate. Il presidente del consiglio può ancora rimanere a Palazzo Chigi, e la possibilità di una legislatura che vada a scadenza naturale nel 2013 è ora meno remota di quanto sembrasse solo qualche settimana fa. Lo scioglimento anticipato della Camere dipenderà ora dai risultati della prossima tornata amministrativa, che se sarà ancora una volta favorevole al Cavaliere come lo sono state finora le elezioni svoltesi durante il suo quarto governo potrà forse ancora sperare nel Quirinale. Ipotesi all’oggi molto remota, ma certo non fantascientifica come appariva alla prima lettura delle intercettazioni sul caso Ruby.

CONSULTAZIONI NAZIONALI – Sono 1310 i comuni italiani che andranno al voto nelle elezioni amministrative del 2011, e tra questi, 11 le citta’ che vantano una popolazione superiore a 100.00 abitanti: Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Ravenna, Cagliari, Rimini, Salerno, Latina e Novara. Arezzo, Barletta e Catanzaro, appena sotto i 100.000. Sono 7, invece, i comuni con meno di 100 abitanti. Nei comuni con meno di 15 mila abitanti si votera’ con il sistema maggioritario a turno unico. Mentre nei 140 comuni con piu’ di 15 mila abitanti si votera’ con il sistema maggioritario a doppio turno. Si votera’ anche in 26 comuni capoluogo di provincia, tra cui sei capoluoghi di regione (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste e Cagliari). L’unica regione in cui non saranno indette elezioni amministrative sara’ il Trentino Alto Adige, mentre in Valle d’Aosta si votera’ nel solo Comune di Ayas. Nelle prossime amministrative rientra il rinnovo degli organi elettivi della regione Molise e di undici amministrazioni provinciali: Reggio Calabria, Ravenna, Trieste, Gorizia, Mantova, Pavia, Macerata, Campobasso, Vercelli, Lucca, Treviso. Il voto in una regione, seppur la più piccola d’Italia per la popolazione, e nelle più grandi città italiane con l’eccezione di Roma rende la prossima tornata amministrativa il più importante passaggio elettorale che Berlusconi ha affrontato da quando è ritornato al governo. Nel 2009 e nel 2010 i risultati del Pdl e della Lega furono brillanti, anche se in parecchie consultazioni fu decisivo l’apporto di forze, come l’Udc o la residuale componente finiana, che ora dovrebbero presentare liste contrapposte ai partiti che sostengono l’attuale governo. Il Partito Democratico confida nel mantenimento della maggior parte delle città amministrate dal centrosinistra, e spera che a Milano un’eventuale sconfitta di Letizia Moratti possa chiudere il lungo ciclo forza leghista.

MILANO TEST DECISIVO – Il ventennio di Bossi e Berlusconi è iniziato nella primavera del 1993, quando sulla scia di Tangentopoli la Lega conquistò da sola Milano, battendo lo schieramento di centrosinistra e diventando il partito di riferimento della borghesia e dei ceti moderati settentrionali. La vittoria leghista non allarmò lo schieramento progressista dell’epoca, ma fece intuire all’allora imprenditore Berlusconi quanti spazi politici si fossero creati all’interno dei ceti sociali che avevano tradizionalmente sostenuto la Dc e il pentapartito. Da allora la capitale morale è sempre stata governata dal centrodestra. Nel 1997 il successo di Albertini sul leghista Formentini cesellò il sorpasso di Forza Italia al Nord sul movimento bossiano, mentre proprio in Lombardia e a Milano è rinata l’alleanza tra Berlusconi e Bossi che da 10 anni ormai governa l’Italia, con l’eccezione del bienne prodiano. Nel capoluogo lombardo la Lega avrebbe voluto sostituire Letizia Moratti, sindaco poco amato che paga inoltre la stanchezza fisiologica dopo un periodo di governo così prolungato. Data la relativa debolezza del partito di Bossi in città l’eventuale sostituto di Donna Letizia avrebbe potuto essere un esponente di Comunione e Liberazione, un’ipotesi invisa alla Lega forse più che una vittoria del centrosinistra. Dopo lo psicodramma delle primarie dello scorso novembre il mondo progressista si è ricompattato sull’ex parlamentare di Rifondazione Comunista Giuliano Pisapia. La sua sorprendente vittoria aveva messo in crisi il Pd, sia per la sconfitta subita dal proprio candidato, sia per il fallimento del possibile accordo col Terzo Polo. Nel più grande partito del centrosinistra le ipotesi di alleanze fuori dagli schieramenti attuali sono saltati, e la coalizione proposta da Pisapia sarà arricchita da una lista civica guidata dal suo ex sfidante alle primarie Stefano Boeri. L’Udc e il Fli stanno trattando invece per lanciare un proprio candidato, dopo che Gabriele Albertini ha rinunciato a correre per il nuovo schieramento centrista, che si sarebbe potuto formare tramite una convergenza del Pd sull’ex sindaco di Milano. Più incerto è invece il posizionamento del nuovo polo di centro in caso di ballottaggio, coi finiani più propensi a non appoggiare il sindaco Moratti mentre l’Udc è più cauta. Le comunali di Milano sono il momento chiave della tornata amministrativa 2011, dato che una vittoria del centrosinistra nella capitale del forza leghismo aprirebbe la prima, grande crisi di consenso della maggioranza di governo. La sconfitta di Letizia Moratti non è impossibile, anche se Milano rimane ancora una città orientata a destra. Nelle ultime elezioni Pdl e Lega hanno sempre sfiorato il 50%, mentre Pd e alleati non sono mai riusciti a superare il 40. La spaccatura nella maggioranza potrebbe però aprire le porte ad un incerto ballottaggio, e come a Roma nel 2008 il secondo turno potrebbe ribaltare i rapporti politici emersi nella prima votazione.

CAOS E SPERANZE SOTTO IL VESUVIO – Nel centrodestra la perdita di Milano potrebbe essere lenita solo dalla conquista di Napoli. Come Milano, anche la capitale del Mezzogiorno non ha mai cambiato il colore della propria amministrazione da quando è crollata la prima Repubblica. Nella giornata di ieri il centrodestra ha festeggiato la conclusione anticipata dei 18 anni di governo del centrosinistra, arrivata tramite il commissariamento del comune partenopeo. Gli scissionisti del Pd, passati in gran parte al Terzo Polo, si sono dimessi insieme ai consiglieri del centrodestra, facendo così decadere automaticamente l’amministrazione Iervolino. Il controllo sulle firme dei consiglieri dimissionari ha rilevato però un vizio di forma, e quindi il Comune non sarà commissariato, benché la situazione sia un brutto colpo per il centrosinistra. Al momento la situazione nel fronte progressista è alquanto magmatica, anche se i contendenti delle primarie, Ranieri e Cozzolino, hanno ormai dichiarato il loro ritiro. L’ex sottosegretario agli Esteri era il nome preferito a Roma, anche perché l’Udc avrebbe potuto convergere su di lui, visto che rappresentava una svolta rispetto al bassolinismo che ha governato Napoli negli ultimi 20 anni. La formazione di Casini governa col Pdl la Regione, e bisognerà valutare se il diktat anti democristiani lanciato da Berlusconi troverà conferma nella politica di alleanze amministrative del suo partito. Lo scandalo rifiuti ha ridisegnato i rapporti politici napoletani, ma la successione a Iervolino rimane senza dubbio incerta. A destra lo scenario è stato bloccato dallo scontro attorno all’influenza di Nicola Cosentino, anche se negli ultimi giorni la canditura dell’ex presidente degli industriali Gianni Letteri si è profilata come l’ipotesi più probabile. A sinistra il lento lavoro di ricomposizione dopo il flop delle primarie aveva portato ad una convergenza possibile di Sel e Pd sul nome del prefetto Mario Marcone. Luigi De Magistris, l’ex magistrato ora deputato europeo dell’Idv, ha annunciato la sua candidatura a sindaco, scompaginando così il quadro ricomposto dal commissario del PD Andrea Orlando. Il commissariamento arrivato ieri è un altro brutto colpo per le speranze dei democratici, che non possono permettersi di perdere Napoli se vogliono dare una spallata elettorale nelle urne a Berlusconi e al suo governo.

TAPPA FONDAMENTALE – Le altri grandi città che andranno al voto, Torino e Bologna su tutte, saranno fondamentali per capire il clima politico dopo la scissione finiana e il Rubygate. La vittoria alle primarie di Fassino e Merola ha tranquillizzato i vertici del Pd, e l’orientamento progressista dei due capoluoghi di regione dovrebbe rendere abbastanza scontato l’esito elettorale. Sarà però molto importante valutare la tenuta dei democratici, e l’eventuale avanzata della Lega ai danni del Pdl in due città tradizionalmente ostili al verbo bossiano. Al Nord la scissione di Fini potrebbe rendere molto incerta la sfida a Trieste, mentre il centrosinistra potrebbe avere un’interessante opportunità a Cagliari, anche se come a Milano il Pd ha perso le primarie contro l’esponente vendoliano. A Salerno l’eredità di De Luca dovrebbe favorire lo schieramento democratico, che dovrà assolutamente strappare il Molise per dare una svolta alla legislatura in corso. Vincendo nella piccola regione meridionale, strappando Milano e mantenendo le amministrazioni nelle città più grosse il centrosinistra potrà affermare che Berlusconi ha finalmente un’elezione dopo 4 anni. Il lungo ciclo del ritorno forzaleghista era partito dalle comunali di Milano del 2006, quando Letizia Moratti vinse in maniera più convincente delle aspettative, per poi praticamente collezionare successi su successi ad ogni tornata elettorale. Se il Paese è stanco del premier, il segnale più forte verrà dalle schede conteggiate la sera del 16 maggio.

Dario Ferri

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