Venti di guerra (civile) sullo Yemen

Giovani, opposizione e fazioni tribali sono tutti pronti a scendere nuovamente in piazza per rimuovere il presidente Saleh

“Resisteremo alle proteste fino all’ultima goccia di sangue”, ha proclamato ieri Ali Abdullah Saleh, il presidente dello Yemen al potere dal 1978. La dichiarazione d’intenti simil-Gheddafi si inserisce nel quadro delle sempre più crescenti tensioni e proteste in uno Stato che da decenni è scosso da guerre di secessioni, terrorismo islamico e violenza politica. Una massiccia protesta è stata organizzata per martedì – protesta a cui aderirà per la prima volta anche la coalizione dei partiti d’opposizione (tra cui figura Islah, il principale partito islamista), che fino ad ora aveva puntato sulle riforme piuttosto che sul rovesciamento del regime.

AL-AHMARS VS. SALEH – Oltre ai partiti d’opposizione anche la famiglia al-Ahmars (a capo della più vasta confederazione tribale del Paese), fino ad ora rimasta piuttosto in silenzio, si sta preparando al confronto con Saleh. Quattro fratelli degli al-Ahmar sono infatti i più acerrimi nemici di Saleh: tra questi c’è Sadiq, il capo della confederazione tribale Hashid; Hamir, vice presidente Parlamento; Hussein, un potente leader tribale; e soprattutto Hamid, che punta esplicitamente alla presidenza.

UN CONFRONTO ARMATO? – Il timore è che il confronto tra al-Ahmars e Saleh possa diventare violento. La maggior parte degli yemeniti è infatti armato, e si ritiene che gli al-Ahmars dispongano di migliaia di uomini pronti a sostenere la loro causa. Nel caso in cui scoppi una battaglia, Saleh sarebbe costretto ad usare l’esercito, e non è improbabile che un numero significativo di soldati passi dalla parte degli Ahmars. Questo vorrebbe dire solo una cosa: guerra civile. Un’esperienza che il paese ha già vissuto nel 1994, quando la regione meridionale dello Yemen tentò la secessione proclamando la Repubblica Democratica dello Yemen – una rivolta schiacciata in due settimane di combattimenti.

TRA ACCORDI E POSSIBILI SOLUZIONI – Tuttavia, un modo per evitare questa eventualità c’è: Saleh potrebbe accordarsi con l’opposizione e continuare a fare concessioni (quella di non ricandidarsi nel 2013 l’ha già fatta). Ma un simile accordo, alla luce dei recenti avvenimenti, farebbe perdere di credibilità i partiti dell’opposizione, e Saleh è uno che non è assolutamente abituato a fare dei compromessi con i suoi nemici. In mezzo a tutte queste fazioni contrapposti ci sono i giovani sulle strade – probabilmente l’unica e ultima speranza del paese – decisamente non inclini a farsi trascinare nella spirale di violenza in cui lo Yemen sembra destinato ad infilarsi.

Leonardo Bianchi

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