Libia, Silvio ha le mani macchiate di sangue!

Gheddafi ricatta l’Europa minacciando di riaprire le frontiere. I patti con il dittatore per il controllo dell’immigrazione li abbiamo fatti noi.

L’odiosa politica delle frontiere promossa dal governo di Silvio Berlusconi e dal ministro leghista Roberto Maroni inizia a dare i suoi bravi frutti. I patti bilaterali mediante i quali l’esecutivo si è assicurato il controllo delle frontiere meridionali dell’Italia sono ora l’arma di ricatto principale con la quale Muhammar Gheddafi può opprimere una volta di più le genti del suo paese. Mentre le città di Benghazi e di Tripoli sono in strada per chiedere la fine del regime, e mentre le voci si rincorrono a descrivere il raìs della Grande Jamahria fuggito in Venezuela da Hugo Chavez, il governo della Libia ostenta la sua sicurezza.

FRONTIERE – Giocando la sua carta principale, Muhammar Gheddafi avverte l’Europa: se non la piantate di supportare le rivolte, noi apriamo le frontiere, e voi sarete sommersi di immigrati.

Sarà la suggestione, la preoccupazione per quel che accade in Libia, ma ieri a un certo punto si è temuto che quel barcone zeppo di clandestini diretto a Lampedusa fosse salpato dalle coste libiche. Un dubbio, è vero, sciolto in una manciata di minuti dagli esperti del Viminale, che avevano avuto la conferma che arrivava invece dalla Tunisia. Il timore, però, non era del tutto infondato. Soprattutto perché giovedì scorso le autorità libiche avevano comunicato all’ambasciatore dell’Ungheria, il Paese che in questo semestre ha la Presidenza Ue, che se l’Unione non avesse smesso di appoggiare le rivolte in Nord Africa, la cooperazione in materia di gestione dei flussi migratori sarebbe cessata. In pratica la minaccia, neppure tanto velata, di spingere decine di migliaia di clandestini verso Lampedusa. In questo clima si comprende l’apprensione con cui il Viminale e la Farnesina seguono l’evoluzione della crisi libica. Atterrando ieri sera a Bruxelles, per partecipare a una riunione dei ministri degli Esteri Ue, Franco Frattini ha detto di seguire con «preoccupazione» l’evoluzione della situazione, «per le ripercussioni che potranno esserci sui flussi di immigrazione nella Ue». Lo stesso Alto Rappresentante della politica estera Ue, Catherine Ashton, ha respinto le minacce libiche: «Noi facciamo quello che riteniamo giusto. Siamo preoccupati, ci appelliamo alla moderazione, esortiamo a mettere fine alle violenze. E ci auguriamo che si apra il dialogo».

E’ la Stampa a chiarirci bene il quadro della situazione. Per ora, barconi di immigrati dalla Libia non ne arrivano.

PROFUGHI – Arrivano dalla Tunisia. Dalla Libia, ancora niente. Perchè – fra gli altri – in Libia è ancora operativo principalmente l’accordo bilaterale fra Italia e la Grande Jamahria per il controllo dei flussi. Così ostentato, così voluto dal governo di Silvio Berlusconi e ricordato ad ogni piè sospinto quando si tratta di magnificare i risultati del governo: “Abbiamo risolto il problema immigrazione!”.

Il trattato di amicizia e di cooperazione con la Libia è un atto dovuto, utile all’Italia e alla comunità internazionale, frutto di quindici anni di colloqui e discussioni, di grande interesse strategico nazionale.(…) La lotta all’immigrazione clandestina è uno dei pilastri di questo accordo: attuare i pattugliamenti congiunti all’interno delle acque territoriali libiche e aiutare la Libia a proteggere meglio la frontiera Sud. La Libia ha quasi 2.000 chilometri di frontiera nel mezzo del deserto: se non aiutiamo (e lo faremo con un sistema satellitare) a proteggere quella porta di ingresso è assai difficile per la Libia mettere un blocco alla frontiera Nord-mediterranea, perché il traffico di esseri umani attraverso la Libia è fatto non da cittadini libici ma da disperati portati da veri e propri schiavisti dai Paesi dell’Africa subsahariana. L’intesa di cooperazione con la Libia per prevenire l’immigrazione clandestina è peraltro una intesa italo-libica-europea, tanto è vero che la decisione di sostenere la costruzione di un sistema di monitoraggio dei confini libici è oggetto di un accordo che la Libia ha stretto con l’Unione europea e non soltanto con l’Italia. Il 50 per cento della spesa per il controllo dei confini, effettuato con alti sistemi tecnologici, è finanziato dall’Unione europea. Gli accordi che abbiamo convenuto ci consentono inoltre di entrare nelle acque libiche, di avere pattuglie guardacoste in comune, di poter donare, in parte, e vendere alla Libia elicotteri per il controllo delle coste. Anche le coste libiche sono molto lunghe e tranne in alcune piccole zone, non sono abitate e non vi sono città. Questo coordinamento è esattamente la ripetizione di accordi bilaterali che abbiamo con la Tunisia , con l’Egitto (come il controllo del Canale di Suez) e che, in misura minore, abbiamo con il Marocco.

Questo non è un bollettino rosso di comunisti, ma è uno dei siti ufficiali di propaganda al “governo del fare di Silvio Berlusconi”.

IL TRATTATO CRIMINALE – Come è scritto, l’Italia ha coinvolto anche l’Europa nel trattato con la Libia che ora Gheddafi minaccia di infrangere. Il che è dimostrato dal fatto che l’Europa parla – e senza paura, a sentire l’High Representant Catherine Ashton – e Berlusconi, forse imbarazzato, no. Il trattato da lui concluso con il raìs di Libia contribuisce ora a negare alle popolazioni in fuga dalla guerra civile un’espatrio libero ed un approdo sicuro. Mentre l’esercito spara sulla folla e in Libia si realizza una vera e propria emergenza umanitaria – altro che flussi controllati: a 70 chilometri da Lampedusa la gente muore ammazzata – non solo le frontiere sono chiuse, in gran parte grazie al nostro governo, ma il Colonnello di Libia può anche minacciare di aprirle per invadere l’Europa di profughi. Un governo che ha a cuore la vita delle persone direbbe: aprite le frontiere, daremo speranza a tutte le persone possibili. Silvio, per ora, non parla.

Tommaso Caldarelli

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