Napolitano può mandare Silvio a casa?

Tutto fermo in Parlamento, il governo è paralizzato, il Capo dello Stato scende in campo per richiamare all’ordine: ma cosa può fare il Quirinale?

Un siluro dal Quirinale. Niente più e niente meno ciò che è arrivato la settimana scorsa da Giorgio Napolitano, dritto in faccia al governo di Silvio Berlusconi. Mai come in quest’occasione dalla presidenza della Repubblica è arrivato un richiamo chiaro, forte, netto ed inequivocabile per l’azione di governo. Fino alla settimana scorsa dal Quirinale si era mantenuto uno strettissimo riserbo istituzionale: da quel momento in poi, la situazione è cambiata.

IL COMUNICATO – Giorgio Napolitano, dicevamo, è sceso in campo in prima persona per pretendere l’azione di governo nonostante tutti i fatti di cronaca che ne paralizzano l’attività.

Il messaggio è chiaro, senza giri di parole o riferimenti indiretti. Nell’incontro di due sere fa al Quirinale con Silvio Berlusconi, il presidente della Repubblica ha insistito «su motivi di preoccupazione, che debbono essere comuni, sull’asprezza raggiunta dai contrasti istituzionali e politici, e sulla necessità di un sforzo di contenimento delle attuali tensioni». Se questo sforzo, che evidentemente coinvolge tutte le parti in causa, non ci fosse allora sarebbe a rischio «la stessa continuità della legislatura».
È la prima volta, da quando la scorsa estate la situazione politica italiana si è avvitata in un clima di scontro e di fibrillazione permanente, che Giorgio Napolitano evoca con tale evidenza il rischio della fine anticipata della legislatura. Il pensiero del capo dello Stato sulle allarmanti conseguenze delle tensioni istituzionali tra la magistratura e il premier è affidato a poche righe diffuse ieri mattina dal Colle, sotto forma di precisazione sui contenuti del faccia a faccia con il premier.

Il governo governi, dice Napolitano. Altrimenti finisce male. E non giova a tutto questo l’uscita sui giornali delle notizie che evidenziano che dall’inizio dell’anno, e sono due mesi, il Parlamento è stato in grado di varare una sola legge. Una legge in due mesi, questo il bilancio dell’attività delle Camere: ne parla Sergio Rizzo sul Corriere della Sera.

AL VOTO
– E così, Napolitano parla. E sollecita le istituzioni al loro compito: altrimenti, il giocattolino si rompe e salta tutto. Una invocazione ben diversa da quella che a più riprese ha lanciato la Lega Nord, o federalismo o voto. No, qui è, o governo o voto. E sui giornali di oggi si leggono, accanto ai retroscena che vedono palazzo Chigi mobilitato come non mai dopo il comunicato del Quirinale, interpretazioni dal sapore tecnico: ma il presidente della Repubblica, che potere ha di modificare questa situazione?

Solo in presenza di circostanze date, condivise dai presidenti di Camera e Senato, il potere di sciogliere le Camere è prerogativa tipicamente presidenziale che viene esercitata dal capo dello Stato – non per arbitrio ma per la sua funzione di garante delle istituzioni – anche in assenza del concorso della volontà del capo del governo. Il quale deve controfirmare il decreto di scioglimento altrimenti innescherebbe un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale.

Così Dino Martirano sul Corriere della Sera, a colloquio con un giurista esperto di diritto Costituzionale, spiega la situazione. Le camere si possono sciogliere solo se se ne verifica l’impossibilità di individuare al loro interno una maggioranza che sostenga un governo. La prassi costituzionale vuole che il presidente della Repubblica, prima di giungere ad una tale forzatura, effettui il giro di consultazioni di rito: ma non è obbligatorio. E’ buona educazione istituzionale, ma non è norma.

E PRODI?
– E così, il solo paventare un’esito di questo tipo ha messo lo staff del premier sul chi vive. E le definizioni di Giorgio Napolitano uscite dalla bocca di Silvio Berlusconi nella sua recente intervista a Giuliano Ferrara – “galantuomo”, l’aveva definito – spariscono come neve al sole. L’inquilino del Quirinale diventa e ritorna il consueto comunista anti-premier.

Nei colloqui privati il premier si dice sorpreso per il richiamo di Napolitano al voto anticipato: non mi aspetto trattamenti di favore, ma almeno un comportamento pari a quello tenuto col governo precedente che si teneva con un voto al Senato.

Così Silvio nel retroscena del Giornale: perchè Napolitano non trattò così Romano Prodi? Lo vedete che la sua parte politica è ancora, per il presidente della Repubblica, una scelta di campo?

Tommaso Caldarelli

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