Migliaia di precari della P.A. a rischio

Con la manovra di bilancio recentemente approvata– la legge 122 del 2010 – potrebbero trovarsi in difficoltà 15 mila lavoratori della pubblica amministrazione. L’Inps è il settore con più lavoratori a termine

Un tempo il “posto statale” era una garanzia economica su cui costruire il proprio futuro, fare progetti a lunga scadenza, essere certi di una pensione sicura. Negli ultimi anni però, vuoi le lottizzazioni selvagge dei partiti politici che hanno utilizzato gli enti pubblici per distribuire posti in cambio di voti, vuoi la recessione economica che ha colpito anche gli enti locali, anch’essi immischiati nei cosiddetti “titoli spazzatura”, anche il pubblico è diventato un settore precario. Si assume anche qui con contratti a tempo determinato e con retribuzioni ridotte. Si viene spesso selezionati da agenzie di lavoro interinale.

QUANTI SONO I PRECARI NELLA P.A.? – I precari della pubblica amministrazione, quelli che con la manovra di bilancio – la legge 122 del 2010 – non hanno grandi speranze di essere confermati, sono più di 15mila.

Lavorano, tra gli altri, in strutture come l’Inps, l’Inpdap e gli sportelli immigrazione delle Questure e delle Prefetture. Se non interverranno improbabili fatti nuovi, i loro rapporti di lavoro finiranno tra dicembre 2010 e marzo 2011. Nel Ministero degli interni sono ben 650 i lavoratori a termine che, dopo anni di “missioni” con le agenzie interinali, ha superato nel 2008 un concorso – pensato su misura per loro – e ha firmato un contratto triennale alle dipendenze del Viminale. Il lavoro svolto, prima in affitto e poi come dipendenti a termine, è sempre lo stesso: occuparsi di tutte le pratiche che riguardano la regolarizzazione degli immigrati, i permessi di soggiorno, i ricongiungimenti familiari. I 650 addetti sono sparsi negli uffici di tutta Italia, e rappresentano, secondo la stima della Funzione pubblica della Cgil, l’80% del personale che garantisce l’erogazione dei servizi. Nello Sportello unico immigrazione della Prefettura di Roma, lavorano 27 addetti a tempo determinato, 10 addetti a tempo indeterminato e 8 mediatori culturali. È evidente che il mancato rinnovo dei contratti a termine creerebbe un serio problema operativo, in un settore delicato come quello dei servizi agli immigrati. Considerando, anche che dal 9 dicembre lo Sportello si occupa pure dei test di italiano divenuti obbligatori.

I contratti scadono il 31 dicembre.

LA SITUAZIONE PIU’ GRAVE ALL’INPS – Qui i lavoratori a tempo sono 1.800, tutti inseriti con contratti di lavoro in somministrazione (il lavoro interinale, ndr) che durano da un paio d’anni. «Questi lavoratori sono spesso adibiti negli uffici dell’Inps a funzioni ordinarie e strutturali di lavoro – spiega un comunicato unitario di Felsa Cisl, Nidil Cgil e Cpo Uil – tanto che la loro mancata presenza non potrà far altro che rallentare, quando non sospendere, l’iter di pratiche pensionistiche e sociali di competenza dell’Istituto.

Il paradosso è che spesso questi lavoratori si occupano di lavorare e liquidare prestazioni di cassa integrazione, disoccupazione per lavoratori impiegati in aziende in crisi. Ancora più paradossale che l’attuale spesa che Inps sostiene per far lavorare questi lavoratori sarà non molto distante da quella che potrebbe sostenere con l’erogazione di disoccupazione ordinaria per ciascuno dei 1.800 lavoratori». «Si tratta di lavoratori a termine – spiegano dall’Inps – che sono stati chiamati per svolgere una serie di funzioni legate all’informatizzazione dei nostri servizi. Ci siamo rivolti ad agenzie per il lavoro proprio perché avevamo bisogno di tante persone per un periodo determinato di tempo». I tre sindacati hanno chiesto un incontro alla Tempor, l’agenzia che ha vinto la gara per la fornitura del maggior numero di lavoratori all’Inps, e stanno organizzando presidi presso le prefetture per lunedì prossimo, 20 dicembre, e uno sciopero nazionale dei somministrati presso la pubblica amministrazione tra gennaio e febbraio del prossimo anno. «Non capisco quale follia cinica ci sia dietro provvedimenti di questo genere – attacca Filomena Trizio, segretario generale del Nidil Cgil – da un lato si recuperano circa 200 milioni, dall’altro si mandano in fumo almeno 15mila posti di lavoro, dovendo anche pagare come minimo la disoccupazione ordinaria alle stesse persone che si mandano a casa». Speriamo che questo drastico taglio al personale della P.A., non comporti un’ulteriore riduzione del già inefficiente servizio pubblico.

Luca Scialo’

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