Facciamo tutto in famiglia: ecco il sistema Arancia Finmeccanica

Appalti concessi ad aziende vicine o addirittura controllate, poi subappaltati per creare fondi neri; evasioni fiscali ed altre amenità. E Guarguaglini scrive ai dipendenti: “Fiducia nella magistratura, lavoriamo con serenità”.

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ricostruisce un quadro abbastanza chiaro ed ampio del sistema Finmeccanica, il colosso di Stato finito sotto la lente di ingrandimento delle procure che stanno indagando per evasione fiscale ed altri reati tributari. Un meccanismo complesso che partiva dalle stanze della società principale, passava per i vari anelli del colosso della tecnologia militare intrecciandosi con le varie controllate, in un giro di appalti e subappalti tutt’altro che chiaro e su cui, adesso, i pubblici ministeri hanno intenzione di fare piena luce.

SOLDI, MOLTI SOLDI – “Se le ditte volevano lavorare me dovevano paga’. E pure gli altri». E in questa frase pronunciata davanti ai magistrati da Lorenzo Cola, consulente di Finmeccanica, l’essenza del sistema messo in piedi per la spartizione degli appalti. E per l’accantonamento di fondi occulti che sarebbero serviti a versare tangenti a manager e politici. I provvedimenti eseguiti all’alba di ieri dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Ros svelano come siano state proprio le sue dichiarazioni e quelle del commercialista Marco Iannilli a rivelare il percorso dei soldi, le fatture per operazioni inesistenti, le commesse «gonfiate».

Il meccanismo — così come è stato ricostruito nelle indagini — prevedeva che gli appalti di Enav venissero affidati alla Selex Sistemi Integrati, azienda controllata da Finmeccanica e amministrata dall’ingegner Marina Grossi, moglie del presidente della holding di Pier Francesco Guarguaglini. A sua volta Selex li girava a Techno Sky, che invece è controllata da Enav. Un doppio passaggio che, dice l’accusa, serviva appunto a far lievitare i costi e così avere una riserva finanziaria extrabilancio. Ma anche a spartirsi i subappalti che venivano affidati a imprese indicate dagli stessi alti funzionari. «Segnalazioni» che venivano poi lautamente ricompensate”: questa la sintesi della situazione, piuttosto eloquente. Questo il metodo di lavoro corrente dell’industria di stato, attenta a favorire amici degli amici e a mettere da parte dei soldi extrabilancio che potevano venir buoni, un giorno o l’altro.


CORRUZIONE ED ALTRE AMENITA’ – Così, “la contabilità della manager Marina Grossi è accusata di «corruzione in relazione agli affidamenti dei lavori Enav poi conferiti alla Print System e alla Arc Trade», la società riconducibile a Iannilli, che «ha acquistato un sistema lidar doppler inserito nel programma italiano per il monitoraggio del Wind Shear gestito da Enav, per installarlo nell’aeroporto di Palermo”: una società di una persona fidata che, in barba alle norme sugli appalti, si aggiudicava una commessa importante nell’aeroporto siciliano. Roba poco chiara e pericolosa: sarà per questo che Pierfrancesco Guarguaglini, ad del colosso di Stato, nella mattinata di oggi ha inviato a tutti i dipendenti una lettera che Giornalettismo è in grado di pubblicare:

“Cari Colleghi, in un momento delicato per il gruppo, desidero trasmettervi la serenità di fondo che mi anima e che mi sostiene nell’operare quotidiano.

Vi invito a lavorare con identico spirito e con la dedizione che da sempre ci contraddistingue e che ci ha consentito in questi anni di conseguire così importanti risultati, avendo piena fiducia nella magistratura e in un chiarimento in tempi brevi dei fatti in contestazione.

Pierfrancesco Guarguaglini”

Sarà. Sua moglie Marina Grossi, che guarda caso è anche destinataria della lettera che invita alla serenità, essendo dipendente del gruppo in quanto amministratrice di una delle controllate, è accusata anche di altro: “In accordo con Lorenzo Cola”, il finanziere e faccendiere legato alla cricca di Gennaro Mokbel, “con il condirettore generale Letizia Colucci e con il direttore responsabile Manlio Fiore, emetteva fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore non inferiore ai dieci milioni di euro nel 2009, al fine di consentire a Enav l’evasione delle imposte dirette e indirette; avvalendosi di fatture relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti, indicava nelle dichiarazioni dei redditi presentate per conto di Selex in relazione agli anni 2008 e 2009, elementi passivi fittizi”: questi i capi d’accusa messi nero su bianco direttamente dai pubblici ministeri. Sono molte le aziende della galassia di Finmeccanica che avrebbero già confermato, volontariamente o grazie alle perquisizioni delle forze dell’ordine, l’uso e l’abuso di questa pratica criminale.

QUALCOSA ANCHE PER ME – Non solo: “II consulente”, che è poi sempre Lorenzo Cola, “ha parlato ampiamente del trasferimento di capitali e non a caso nel provvedimento di sequestro si dispone di acquisire «la documentazione che attesti l’esistenza di relazioni bancarie in Italia e all’estero su cui è possibile, in relazione agli indagati di corruzione, siano pervenuti flussi finanziari come corrispettivo degli atti contrari ai doveri d’ufficio». Linguaggio burocratico che in realtà si riferisce alle «mazzette» che i manager avrebbero ricevuto in cambio della concessione degli appalti“. Quindi, come prevedibile, un appalto ad un amico e un biglietto per me, uno a me, uno a te. E queste operazioni “di consulenza”, continuano le deposizioni in procura, non venivano pagate a percentuale su ogni affare andato a buon fine, tutt’altro: i posizionatori di appalti erano praticamente stipendiati: “Nel corso dei loro interrogatori”, scrive e conclude la Sarzanini, “prima Iannilli e poi Cola hanno affermato come il sistema per l’erogazione di soldi ai consulenti non prevedesse una percentuale fissa su ogni appalto, ma una sorta di pagamento periodico che poteva avvenire ogni sei mesi o addirittura un anno. Una somma complessiva versata a titolo di ricompensa per aver indicato alle capofila le società alle quali affidare i subappalti. Una traccia di questi affari illeciti potrebbe essere contenuta in alcuni atti interni. Non a caso i pubblici ministeri hanno acquisito la documentazione relativa a «inchieste interne e audit in ordine alla regolarità dell’assegnazione dei lavori, nonché copia dell’organigramma e delle relative modifiche dei dirigenti di Enav e Selex negli ultimi cinque anni, per la ricostruzione dei singoli procedimenti». Nello scorso luglio i vertici dell’Ente di assistenza al volo, al termine di un audit, decisero di sostituire il consiglio di amministrazione e il management di Techno Sky contestando «irregolarità gestionali e procedura-li».

L’analisi di queste carte potrebbe dunque fornire ulteriori elementi per comprendere i ruoli avuti dai manager ed eventuali altri illeciti commessi da chi è stato poi costretto a lasciare le aziende”

Tommaso Caldarelli

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