Montezemolo, la lunga discesa in campo di un Agnelli qualunque


Il Governo dei migliori sarebbe alle porte, se Silvio perdesse o pareggiasse alle (im)probabili urne. Il rischio è che dalla padella si passi alla brace

Sarebbe davvero ingiusto paragonarlo al grande Totò che diceva “Armiamoci e partite”, soprattutto per rispetto di un grande della comicità (volontaria). Però è suonato davvero a tutti così, quell’annuncio “Ci potrebbe essere una grande lista civica nazionale che abbia un obiettivo preciso e pensi a un bipolarismo non come quello di ora che non funziona più”, poi derubricato a semplice “auspicio” nella successiva precisazione. Luca Cordero di Montezemolo scende in politica anzi no, ci ripensa: quante volte si poteva descrivere così la sintesi delle parole dell’ex presidente di Confindustria, nei momenti decisivi della politica italiana?

POTREBBE ESSERE UN’IDEA – La verità è che esistono due partiti, sia nella lunga lista di amici che Montezemolo è solito consultare e frequentare, che forse nella testa stessa del presidente della Ferrari: quelli che lo vorrebbero pronto a cogliere il momento propizio per lanciare il dado, e gli attendisti che forse in politica non ce lo vedono se non dopo la morte politica di Berlusconi, della quale però non vogliono che sia responsabile. Per i primi, la questione è tutta nel porcellum: la legge elettorale firmata da Calderoli, con cui si andrebbe a votare se alle urne si andasse in tempi ultra brevi, garantisce una vittoria senza particolari problemi a PdL e Lega alla Camera, ma li mette a rischio al Senato. Se da Palazzo Madama uscisse una maggioranza diversa da quella di Montecitorio, arriverebbe l’occasione per quelle larghe intese che oggi Berlusconi vuole evitare come la peste. L’arma delle elezioni il Cavaliere se la vuole giocare troppo presto, ragionano gli ottimisti, rischia di ritorcerglisi contro.

SALVATORE DELLA (PRO) PATRIA – E potrebbe giocarsi il suo destino politico, se non raggiungesse (o sfiorasse appena) la maggioranza in Senato: ma questo potrebbe accadere se la terza forza in campo (quella che si prepara tra Fini, Rutelli e Casini) si presentasse unita, ma anche in compagnia di qualcun altro che potrebbe piluccare voti a destra come a sinistra e tamponare l’emorragia che di solito la coalizione improvvisata soffre, sotto il richiamo del voto utile e il malumore dei duri e puri della prima ora. Luca Cordero e la sua lista civica come ago della bilancia e magari prossimo premier di un governo tecnico di unità nazionale: è lo scenario che tutti quelli che lo vogliono spingere al grande passo prospettano a Montezemolo. Un suo consigliere romano acquisito, di quelli più felici dell’ipotesi politica, gliel’ha raccontato con parole talmente nette da farlo sembrare quasi vero. Napoli potrebbe essere il laboratorio, se invece le elezioni dovessero allontanarsi. Dopodiché, alla prima occasione utile ci si butta.

CHE FRETTA C’ERA? – Altri fanno notare che non c’è poi tutta questa fretta. Perché l’occasione delle elezioni è unica, una volta partiti non si può più tornare indietro. E se poi Berlusconi dovesse ottenere maggioranze convincenti, che si fa? Si entra nel governo insieme a Casini mollando Fini? Loro potrebbero anche starci, ma i falchi berlusconiani (e forse Silvio stesso) perché dovrebbe accettare di spartire il malloppo delle poltrone dopo l’ennesima vittoria elettorale, che sancirebbe invincibilità del premier? Anche perché, a cosa serve esporsi così tanto quando in caso di pareggio alle urne il candidato a un governo tecnico potrebbe essere anche un homo novus della politiica, cioé lo stesso Montezemolo, salvatore della patria senza nemmeno la fatica di raccogliere le firme. L’attuale bipolarismo non funziona, c’è bisogno di un terzo polo che poi rapidamente mangi la sua destra e si schieri contro il Partito Democratico e quello che resta a sinistra. Governando, però, se necessario anche con la sinistra, a urne chiuse (dopo essercisi presentato contro alle elezioni, ovviamente), per il tempo necessario a favorire il ricollocamento nel centro destra. Post-Berlusconi. Ed è qui il problema. Ma se tutto andasse come deve andare, sarebbe pronto anche il nome e lo slogan: “il governo dei migliori“.

ANDASSE MALE? – Seconda metà degli anni Ottanta, intervista di Cesare Romiti alla Repubblica, che però attualmente nell’archivio del sito non si trova più: “Abbiamo beccato un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all’avvocato. Uno dei due l’abbiamo mandato in galera, l’altro alla Cinzano”. Chi è l’altro, quello che si è meritato la clemenza di Cesarone, anche se l‘a.d. della Fiat non sembra aver gradito il doverlo fare, visto che se ne sta lamentando pubblicamente? Montezemolo, all’epoca finito da responsabile comunicazione Fiat alla Cinzano, ammise: «È vero, ho sbagliato, per favorire un contatto con Gianni Agnelli mi son fatto dare 80 milioni nel cofanetto di un libro vuoto di Enzo Biagi». Manca solo di raccontare chi voleva presentare Luca all’Avvocato dietro pagamento (su Repubblica): un certo Maiocco, in seguito condannato per bancarotta e truffa:
Oltre alle bancarotte, quantificate ipoteticamente in cento miliardi, si sono abbattute sulle spalle dell’ ex re del leasing anche le accuse di truffa e di tentata estorsione. Negli anni della crisi Maiocco e i suoi più stretti collaboratori secondo i giudici di Torino hanno cercato di estorcere denaro a due dirigenti della Barclay’ s Bank (imputati ed assolti con formula ampia) usando pesanti minacce. Maiocco e i suoi, per convincerli a sborsare denaro per coprire i buchi, parlarono senza mezzi termini di mafia, di P2, di Licio Gelli. Insomma, il Maiocco che frequentava personaggi molto in vista della finanza e della politica, non si preoccupava di apparire, in altri ambienti, come un amico dei mafiosi, quindi pronto a tutto. Lui che attraverso una finanziara aveva consegnato al Psi 120 milioni, che versò poi 20 milioni alla Uil di Giorgio Benvenuto e contribuì con circa 400 milioni (attraverso la Banca nazionale del lavoro) al pagamento del riscatto del figlio dell’ onorevole De Martino.

Nello stesso processo si salva per prescrizione Ferdinando Mach di Palmstein, finanziere del Psi, accusato di violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Correva l’anno 1989 quando arrivò la condanna. Montezemolo non venne mai denunciato per la storia, rimase soltanto l’elenco di soldi presi per il favore mai concesso, a quanto pare.

NOTTI TRAGICHE – L’anno dopo Luca di Montezemolo diventa direttore generale del comitato organizzatore di Italia ‘90, poi in Ferrari, dopo un blitz fallimentare alla Juventus, dove lascia la poltrona di amministratore delegato solo pochi anni fa, mentre è ancora presidente.

Il fondo Charme, con sede in Lussemburgo, acquisisce:
i traghetti della Grandi Navi Veloci (Gnv), il cashmere griffato Ballantyne e gli arredi di lusso Poltrona Frau. Tutte queste aziende viaggiano con i conti in rosso. Stesso discorso per il fondo Charme, che da quando è nato, nel 2004, ha chiuso un solo bilancio in utile, quello del 2006, grazie al collocamento in Borsa delle azioni Poltrona Frau. Questa operazione, come raccontato due giorni fa dal Fatto Quotidiano, ha fruttato a Montezemolo e soci 30 milioni di profitti, e per di più esentasse, grazie alla proverbiale generosità del fisco lussemburghese. Ma a parte quel favoloso 2006, quando ancora i mercati tiravano alla grande, Charme ha accumulato perdite: 9,7 milioni nel 2007, 8,2 nel 2008, 1,4 l’anno scorso.

Ma Luca non si preoccupa, e pensa a Ntv, la società di treni che vuole fare concorrenza a Trenitalia.

TRENO DALLA FRANCIA IN ARRIVO – L’azionariato della società suggerisce qualche ironia. Il 20% di Sncf si aggiunge al 38,4% di Della Valle-Montezemolo-Punzo, al 20% di Intesa-Sanpaolo, al 15% di Generali financial holdings, al 5% di Bombassei e all’ 1,6% di Sciarrone. “I francesi in italia”, suggerisce Moretti di Trenitalia guardando a Société Nationale des Chemins de Fer. Montezemolo risponde che Sncf non ha ruoli operativi e non c’è nessun patto di sindacato. Il debutto si attende nel 2011, nel frattempo l’antipasto sotto forma di battage pubblicitario è cominciato:

Montezemolo, presentandosi in forte ritardo a una riunione di Telethon a Padova, ha puntato l’indice sulle inefficienze di Trenitalia che lo avrebbero bloccato a lungo sui binari, in mezzo alla campagna. La risposta di Moretti è arrivata subito attraverso una nota in cui segnalava come il disservizio denunciato da Montezemolo fosse stato causato proprio dai test non certo esaltanti che la Ntv stava compiendo sulla tratta Roma-Firenze, con ripercussioni negative su tutto il traffico ferroviario nazionale.

E nel frattempo, mentre Montezemolo giura che i francesi non c’entrano niente, uno dei soci in Senato spiega che la quota dei francesi in Ntv “non può aumentare finché il mercato francese non sarà liberalizzato, dal momento che se sale la quota viene meno il rispetto del vincolo di reciprocità”. Subito dopo, però, aggiunge che la quota francese potrà salire “il giorno in cui i mercati domestici sarano liberalizzati in tutta Europa, e dovrebbe succedere nei prossimi due anni”.

LA CONFINDUSTRIA – Luca intanto si è fatto anni ed anni in Confindustria, con il rituale doppio mandato incastonato di discorsi critici nei confronti della politica e tesi ad esaltare le virtù dell’imprenditorialità italiana. A parte le vittorie sportive con la Ferrari, di sue storiche imprese imprenditoriali non ce n’è molta traccia. Il governo dei migliori potrà anche essere non peggiore dell’esecutivo del Peggiore. Il quale però con le aziende ha sempre dimostrato di saperci fare. Berlusconi dovrebbe farsi da parte per dare spazio a Montezemolo? Piuttosto la guerra civile, ha fatto sapere Silvio in un’altra occasione. Visto che di battaglia interna al centrodestra trattasi, mai definizione in questo caso è più azzeccata.

Giovanni Percolla

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