Monicelli ha scelto di non vivere più

Il regista si è ucciso lanciandosi dal quarto o quinto piano del reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato. Lo rendono noto fonti sanitarie.

E’ morto all’eta’ di 95 anni il regista Mario Monicelli che si è ucciso lanciandosi dal reparto di urologia dell’ospedale dove era ricoverato a Roma. Lo ha confermato il presidente dei giornalisti cinematografici Laura Delli Colli in collegamento con Sky TG24.La tragedia è avvenuta intorno alle 21. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Celio.

SPIRITO TOSCANONato da una famiglia di origine mantovana, e cresciuto a Viareggio, secondo figlio del critico teatrale e giornalista Tomaso, fratello minore di Giorgio, Mario Monicelli vive nella Viareggio degli anni trenta, assorbendo appieno l’atmosfera magica ed il fermento culturale monicelli a venezia Monicelli ha scelto di non vivere piùdella città dell’epoca. Frequenta a Milano il liceo classico Giosuè Carducci e si laurea in storia e filosofia, accostandosi al cinema grazie all’amicizia con Giacomo Forzano, figlio del commediografo Giovacchino Forzano, fondatore a Tirrenia di moderni studios cinematografici sotto il nome di Pisorno, curiosa fusione dei nomi delle due città, eterne rivali, Pisa e Livorno, che Mussolini progettava di compiere. In questi anni, in Monicelli si va delineando quel particolare spirito toscano che sarà determinante per la poetica cinematografica delle commedia del regista (molti scherzi della trilogia di Amici miei sono episodi che fanno realmente parte della sua giovinezza).

LA COMMEDIA ALL’ITALIANA – Il regista che si è ucciso questa sera a Roma, esordisce nel cinema nel 1932 con il corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore. Padre, con colleghi come Dino Risi, Luigi Comencini e Steno, della commedia all’italiana, è stato regista di circa 66 film e autore di piu’ di 80 sceneggiature. Fra i suoi grandi successi, Guardie e ladri (due premi a Cannes nel ‘51), nel pieno del suo sodalizio con Totò; I soliti ignoti (nomination all’Oscar), La Grande guerra (1959) trionfatore a Venezia con il Leone d’oro; L’armata Brancaleone (1965). Sono gli anni dell’amicizia con Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all’italiana e dei ‘colonnelli della risata’. Inventa Monica Vitti attrice comica in La ragazza con la pistola (1968); nel 1975 raccoglie l’ultima volonta’ di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei. Nel 1977 recupera la dimensione tragica con Un borghese piccolo piccolo. Seguono fra gli altri Speriamo che sia femmina (1985) e il feroce Parenti serpenti (1993) con cui dimostra di saper leggere le trasformazioni della società italiana con l’acume e la cattiveria di sempre. E’ del 2006 il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficoltà produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d’Albania di Giancarlo Fusco.

http://www.youtube.com/watch?v=GG2wk6QU9-g

IL SUICIDIO DEL PADRE – Tra gli avvenimenti che hanno segnato di più la sua vita c’è senz’altro il suicidio del padre, Tomaso Monicelli noto giornalista e scrittore antifascista, avvenuto nel 1946. A tal riguardo aveva detto: “Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l’ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l’altro un bagno molto modesto“. Il 25 marzo 2010 aveva partecipato all’evento Raiperunanotte, dove si era espresso in modo molto critico nei confronti della società odierna.

http://www.youtube.com/watch?v=EZaTTsvHVFA

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