Veltroni 2, la vendetta. Ma i numeri rimangono sbagliati

L’ex sindaco di Roma parte all’attacco riproponendo la vocazione maggioritaria per risollevare i numeri del Pd. Ma i sondaggi di quando il leader era lui sono uguali a quelli di oggi.


L’Unità dell’amica Concita ci informa del gran ritorno di Veltroni. Il primo segretario del Pd ripropone la sua antica strategia per riportare i democratici italiani agli antichi splendori, a suo dire. Senza la famosa vocazione maggioritaria il PD non avrebbe più un’identità, e la dimessa leadership di Bersani avrebbe fatto arretrare il partito. L’ex sindaco di Roma commette però sempre gli stessi errori, parlando di numeri inesistenti e tacendo sullo stato del Pd negli ultimi mesi del suo mandato di segretario.

34 AL POSTO DI 33 – Walter Veltroni ha sempre definito un grande successo la cocente sconfitta del 2008. A suo dire il 34% raggiunto dal Partito Democratico nelle elezioni stravinte da Berlusconi e Bossi sarebbe il punto più alto del riformismo italiano. La cosa curiosa è che il buon risultato ottenuto dal suo Pd, certo non trionfale come sostiene lui ma neanche disprezzabile, venga costantemente distorto. A livello nazionale il Pd prese il 33,1%, un buon risultato a livello percentuale ma molto simile, nei voti assoluti, al 31% conseguito dall’Ulivo di Prodi nel 2006. Il listone unitario non comprendeva i radicali come nel 2008, e conseguì circa 150 mila voti in meno del PD, con un centrosinistra molto più tonico, vicino al 50% contro il 40% scarso di due anni fa. Veltroni cita sempre il dato del Senato, sfidando la prassi e il buon senso della politica. Alla Camera Alta votano solo i cittadini con più di 25 anni, e col porcellum c’è una soglia di sbarramento doppia che spinge ancora di più verso il voto utile.

I TRAGICI NUMERI DI WALTER – Nell’intervento sull’Unità Veltroni parla di un Pd al 30%, come eravamo dopo la manifestazione del Circo Massimo”, criticando l’attuale fiacchezza demoscopica del partito sotto la guida di Bersani. Le cose però non sono proprio così. Sin dalle prime rilevazioni dopo le politiche di aprile il Pd era calato sotto il 30%, intorno al 28%. Sondaggi non affidabilissimi – all’epoca il Pdl era sopra il 40 – ma che comunque già rimarcavano un netto calo rispetto al risultato delle politiche. Ma dopo il tonfo alle regionali in Abruzzo il Pd a inizio 2009 era caduto al 25% secondo il primo sondaggio di Ispos condotto per Ballarò, in una trasmissione che vedeva la partecipazione dello stesso Veltroni.

All’epoca della sconfitta di Soru il Pd era precipitato ancora più in basso, tanto che alcuni avevano il timore che finisse sotto il 20%, appena prima che il sindaco di Roma rassegnasse le dimissioni.

La segreteria di Veltroni, con una diversa strategia rispetto a Bersani, aveva portato il PD al deludente livello attuale, e da allora poco è cambiato per l’opposizione italiana.

Andrea Mollica

Be the first to comment on "Veltroni 2, la vendetta. Ma i numeri rimangono sbagliati"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Perché?

Protected by WP Anti Spam