Modena «Rifiuti speciali da fuori? Hera li brucia già!»

Il presidente del Comitato Salute Ambiente: «Il Pd è preoccupato? Si legga i documenti»


«I consiglieri del Pd si preoccupano dei rifiuti speciali che potrebbero arrivare da fuori provincia all’inceneritore di via Cavazza?
Qualcuno dovrebbe dir loro che questo accade già. Un dato su tutti: Hera brucia ogni anno in via Cavazza 5mila tonnellate di rifiuti speciali sanitari, ma la nostra provincia ne produce solo 1500. I numeri parlano da soli».

Così Silvano Guerzoni, presidente del Comitato Modena Salute Ambiente, interviene dopo la riunione convocata d’urgenza dal gruppo consigliare Pd per discutere dei timori emersi sulla questione.

«Se la preoccupazione del Pd si concentra solo sulla possibilità che arrivino all’inceneritore di Modena rifiuti speciali da fuori provincia, allora possiamo dare una mano noi ai consiglieri per dipanare la matassa» spiega Silvano Guerzoni, presidente del Comitato Modena Salute Ambiente, riferendosi alla riunione che il gruppo consigliare Pd ha avuto ieri pomeriggio sulla questione, dopo le dichiarazioni del sindaco sul potenziamento dell’inceneritore. «L’autorizzazione integrata ambientale del dicembre 2008 sancisce il tetto massimo di rifiuti speciali da bruciare ogni anno, cioè 30mila tonnellate, di cui 5mila di rifiuti sanitari. Ebbene, per quanto riguarda questi ultimi, la nostra provincia ne produce circa 1500 tonnellate l’anno, ma Hera riesce a bruciarne 5mila.

E’ evidente che la differenza viene da fuori. Per quanto riguarda il resto dei rifiuti speciali, non si può dimenticare che essi sono assogettati per legge regionale alle regole del libero mercato e nel dicembre 2008 lo stesso Claudio Galli, oggi amministratore delegato di HerAmbiente, aveva già definito “possibile” il fatto che tali rifiuti fossero già arrivati e continuassero ad arrivare da altre province. C’è poi un’altra “curiosità”. Sempre grazie alla legge regionale, Modena assimila, tecnicamente e merceologicamente, una buona parte dei rifiuti speciali a quelli urbani, non conteggiandoli quindi separatamente; tali rifiuti, come ad esempio gli inerti, arrivano già differenziati dalle aziende ed è solo grazie a questo escamotage che si riesce a raggiungere il 50% di raccolta differenziata, cioè la percentuale pubblicizzata dal sindaco. Inoltre, sempre grazie a questa assimilazione, restano margini sufficientemente ampi per far circolare altri rifiuti speciali a libero mercato restando entro il tetto stabilito dall’Aia. Da non dimenticare poi l’ordine del giorno approvato in Consiglio nel 2007, con i voti del centrosinistra, grazie al quale sono arrivate a Modena, pochi mesi dopo, duemila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania, buona parte dei quali bruciati nell’impianto di via Cavazza».

Guerzoni “batte” ancora sugli obiettivi della differenziata: «Stando a quanto previsto dalla Provincia, entro il 2014 si dovrà arrivare al 65%, ciò significa che i rifiuti indifferenziati resteranno poco più di 164mila tonnellate l’anno. Quindi, a cosa servirà un inceneritore che ne brucia 180mila tonnellate con la nuova linea e 60mila con la vecchia? Sarà sovradimensionato; a quel punto cosa farà Hera? Terrà “a mezzo servizio” un impianto costato, tra nuova linea e ristrutturazione della vecchia, una cifra intorno ai 100 milioni di euro? Difficile a credersi. E’ più realistico pensare – prosegue Guerzoni – che ciò che verrà a mancare potrà essere rimpiazzato da rifiuti a libero mercato, cioè rifiuti che qualcuno pagherà per poter bruciare a Modena.

E pensare che l’attuale consigliera comunale del Pd, Giulia Morini, nel novembre 2008 in un’assemblea pubblica alla quale era presente anche il segretario comunale del Pd Giuseppe Boschini, ha distribuito un depliant con il programma del partito e alla voce ambiente si leggeva: Termovalorizzatore, deve essere chiusa la linea più vecchia.

Invece, stando a quanto stabilito dall’Aia dello stesso anno e a quanto ribadito dal sindaco, sarà proprio questa terza linea a venire rimodernata, spendendo milioni, per poter bruciare altri rifiuti.

E’ lecito ribadire la domanda: a quale pro se i rifiuti da bruciare dovranno calare? Un bravo imprenditore farebbe un investimento simile? O lo farebbe solo sapendo che i rifiuti non mancheranno comunque?».

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