Lega Nord, un partito in pezzi: “Non si fa più politica”


Leggendo il Fatto Quotidiano abbiamo rilevato che dentro il Carroccio, partito monolitico e stalinista, sta in realtà avvenendo una lotta senza quartiere contro il frazionismo che neanche nel PCI degli anni migliori…

Si chiama frazionismo e nei partiti comunisti era vietato.
E’ quella pratica per cui all’interno del partito nascono, crescono e si coltivano le varie correnti, ufficiali o ufficiose che siano. Gruppi di interesse, anche tematici, anche innocui, anche onesti, sono del tutto vietati: il partito deve sempre uscire con una voce ed un volto unico. Strano, inconsueto e forse sorprendente il fatto che questi problemi, oggi, siano all’ordine del giorno del dibattito interno alla Lega Nord.

A VARESE – E’ il gruppo varesotto di Terra Insubre a togliere il sonno ad Umberto Bossi: una vera e propria frazione, sotto la veste di innocua associazione culturale che si occupa di cultura gallica, croci celtiche ed identità territoriale. Un gruppo di potere e di pressione raccolto intorno a Andrea Mascetti, leghista di destra, che gode del sostegno dell’attuale segretario del partito Giancarlo Giorgetti, in scadenza, e del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma non del grande leader, Umberto Bossi, che sta tentando in tutti i modi di blindare le incombenti stagioni congressuali del Carroccio, attraverso la creazione di una ristretta cerchia di fedelissimi che, piu o meno, coincide con il gruppo familiare di Bossi, più gli alleati fedeli. “Ci sono ancora quegli squallidi personaggi lì, fanno un giornale, hanno un’associazione culturale. In realtà cercano continuamente di entrare nella Lega e infrangere la Lega”, è il giudizio, niente affatto lusinghiero, che il Senatùr aveva riservato a questi ragazzi di Varese, spalleggiati invece, come dicevamo, da Maroni, che di loro diceva che “sono dei bravi ragazzi”. Fatto sta che il fondatore di Terra Insubre per ora è sospeso per 6 mesi dal consiglio federale leghista, provvedimento firmato da Bossi in persona. In gioco, c’è la poltrona di segretario del partito: la corrente Giorgetti-Maroni contro la corrente Reguzzoni-Bossi. Il capogruppo alla Camera della Lega, infatti, si sa, è in corsa per la poltrona segretariale.

A VENEZIA – Il campo di gioco è la piccola pattuglia di Terra Insubre e il problema non è solo politico, ma anche territoriale – d’altronde, parliamo della Lega: il gruppo studia e approfondisce i confini di una “una sorta di terra”promessa chiamata Insubria (che proprio non piace a Bossi) –concorrente della Padania – che comprenderebbe Lombardia occidentale, Piemonte orientale e la Svizzera italiana”.
Ma, continua il Fatto Quotidiano, Reguzzoni ha un’arma in mano, per scalzare definitivamente la corrente giorgettiana dalla stanza dei bottoni del verde Carroccio: una garanzia politica data a Bossi sull’ingresso trionfale del suo secondo figlio, Roberto Libertà: “Questa volta”, spiega il Fatto, “non sarebbe una passeggiata come è avvenuto per Renzo”. Insomma, in Lega, c’è maretta: certo, nessuno lo dice. Tutto blindato, silenzio assoluto: ma da qualche parte, qualche improperio salta fuori. “Vorrei sapere perché adesso dentro alla Lega tutti litigano, non c’è uno straccio di ragionamento politico, non c’è una contrapposizione sui programmi. E allora se non litigano per le idee, perché litigano?”, dice Davide Lovat, leghista vicentino, alludendo al “cadreghismo” di alcuni esponenti di cui ormai si parla a voce alta; commentando lo scontro della Lega Veneta, specchio di quello della Lega in Lombardia fra le due correnti, quella varesotta e quella bergamasca.

In Veneto, quello scontento è il presidente del Carroccio Flavio Tosi, sindaco di Verona, le cui ali sarebbero state tagliate da Bossi in persona “nell’ascesa alla presidenza della Regione per le voci relative a una lista di suoi sostenitori vicini all’estrema destra, per una frase sui rom che gli ha procurato una condanna per istigazione all’odio razziale e forse anche per

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