Get Adobe Flash player
Seguici su:

Italia Dei Dolori…

Non si sa ancora se siano grane, ma di sicuro piovono accuse nei confronti del partito di Antonio Di Pietro. Mentre proseguono le indagini sulla malagestione dei fondi dell’ex Margherita e sono da poco iniziate quelle su Umberto Bossi, la poca trasparenza nella gestione dei soldi dei partiti continua a tenere banco.

Anche nell’Italia dei Valori, il partito che si erge a paladino della moralità. Infatti, la procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza ipotesi di reato, in merito alle accuse di gestione “anomala” dei fondi ricevuti dalla Regione Emilia-Romagna tra 2005 e 2010.

Accuse mosse dall’avvocato penalista Domenico Morace, in quegli anni coordinatore Idv a Bologna, e che prendono di mira soprattutto Paolo Nanni, allora capogruppo e unico consigliere regionale Idv, il quale, secondo Morace, avrebbe utilizzato in modo poco trasparente 450mila euro.

Nanni ha subito risposto minacciando querela e spiegando di avere speso “sì e no 300mila euro” e che “i bilanci sono sempre stati controllati dai revisori dei conti della Regione. C’è la prova di come sono stati spesi e Morace non aveva il diritto di vederli. Niente di personale: ho speso per farmi pubblicità su alcune tv locali, dove si va a pagamento. E poi ho commissionato diverse consulenze”.

Ma la vicenda coinvolge anche la responsabile politico-regionale del partito e della Fondazione Idv, Silvana Mura e lo stesso Antonio Di Pietro a conoscenza – secondo Morace – della presunta malagestione dei fondi.

In una video intervista esclusiva, pubblicata sul sito Affaritaliani.it, l’accusatore Morace ha denunciato “similitudini con la Lega Nord e con il funzionamento del cerchio magico, un ristretto gruppo di familiari e affini che decide le sorti del partito dell’Italia dei Valori. Un cerchio magico che ruota intorno al capo assoluto, Antonio Di Pietro. Di Pietro è il centro e Di Pietro sceglie a sua totale discrezione. Non contano meriti e capacità ma solo la sua vicinanza”.

Le accuse di Morace sono precise e circoscritte. L’avvocato penalista, poi uscito dall’Idv, si focalizza sui due filoni di denaro che l’Idv incassa dalla Regione Emilia-Romagna. Il primo è indirizzato al compenso del personale del gruppo consigliare del partito. E qui nel 2007 lavorava, sempre in Regione, la stessa figlia di Nanni che si occupa delle spese e degli aspetti economici del gruppo.

Tutto normale per Nanni che, ad “Affaritaliani”, ha spiegato che “mia figlia aveva una notevole esperienza amministrativa in Comune a Bologna. Se avessi preso un esterno avrei dovuto pagarla. Io ho preso un esperto del Comune. Lei era nell’Idv da quando ci sono entrato io. Era un’esperta di amministrazione”.

Il secondo flusso di denaro riguarda invece le attività del partito e ammonta a circa 450 mila euro in cinque anni. Soldi che, lamenta Morace, “non si sa bene che fine abbiano fatto, non li ho mai visti, se non per qualche centinaio di euro”.

Morace ha raccontato inoltre di aver segnalato tutta la questione a Silvana Mura, braccio destro dell’ex pm Di Pietro, la quale gli assicurò che avrebbe compiuto accertamenti. “Morace afferma, e questo è vero, di avermi riferito di presunte anomalie nella gestione dei fondi e io dissi che me ne sarei interessata. Nanni mi mostrò un elenco di voci di spesa relative agli ultimi sei mesi della sua attività in Regione che aveva depositato presso i revisori di conti. Non notai nulla di incongruo, altrimenti sarei corsa in Procura”, ha spiegato la Mura ad Affaritaliani.

Peccato che però nulla sia successo dopo. Se non che Nanni, nel marzo 2010 non venne ricandidato in Regione e ora siede in Provincia e che si è poi autosospeso dal partito. Per un altro caso però. Quello del pass per invalidi della suocera defunta non restituito. E il leader Idv che dice? Nega tutto, certo che una cosa del genere nel suo partito non possa accadere: “Siccome è una cosa che non può essere vera, denuncerò questa persona che ha rilasciato la dichiarazione. Provvederò a difendere il buon nome del partito nelle opportune sedi”.

 

 

 

Domenico Ferrara per “Il Giornale

Facebook si quota in Borsa! Sarà un affare comprarla?

1- FACEBOOK: IPO A 38 DLR, VALE 104 MLD (ANSA) – La prima initial public offering (ipo) tecnologica della storia e la terza, a livello generale, negli Stati Uniti dopo General Motors e Visa. Facebook fissa a 38 dollari il prezzo delle sue azioni nell’ipo, con la quale raccoglie 16 miliardi di dollari, per una valutazione della società di 104 miliardi di dollari. Il grande giorno dell’esordio è venerdi, quando il social network sbarcherà sul Nasdaq sotto il simbolo ‘Fb’ alle 11:00, ore 17:00 italiane.

Il co-fondatore di Facebook, Eduardo Saverin, finisce intanto nel mirino del Senato americano: i senatori democratici Chuck Schumer e Bob Casey presentano un progetto di legge per evitare “fughe” fiscali come quella di Saverin, che ha rinunciato alla cittadinanza americana, per assumere quella di Singapore. Una mossa che gli consentirà di evitare il pagamento al fisco statunitense di 67 milioni di dollari sulla sua quota in Facebook. Critiche che Saverin respinge con forza, tanto da “offrirsi” di pagare le tasse negli Stati Uniti, imposte che si aggirerebbero su un centinaio di milioni di dollari.

“Facebook potrebbe essere la prossima Google” affermano alcuni analisti, che paragonano l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, a un nuovo “Steve Jobs”. Nonostante l’ipo Zuckerberg mantiene il controllo della società, con il 57,5% dei diritti di voto. Il prezzo fissato da Facebook è nella parte alta della forchetta dei 34-38 dollari precedentemente stimata e tutti i 421,2 milioni di titoli sono stati venduti. 2 – FACEBOOM

I numeri sono pazzeschi e senza precedenti. Viene quotata in Borsa Facebook, l’azienda che ha inventato il social network dal successo travolgente. È nata nel 2004, adesso ha circa 900 milioni di utenti, ma due anni fa non arrivava a 500 milioni. L’accelerazione potrebbe sembrare impressionante. E ciò che desta sorpresa e ammirazione è la figura del padrone di Facebook, Mark Zuckerberg, un giovanotto che ha compiuto 28 anni il 14 maggio: quando è nato, Bill Gates e Steve Jobs erano già miliardari.

CINQUE VOLTE IL VALORE DI TELECOM Zuckerberg, che si presenta alle conferenze con gli analisti finanziari in felpa, sta lanciando la più grande Ipo (Initial public offering) di sempre riguardante un’azienda del web. Il prezzo di collocamento delle azioni è salito di giorno in giorno, prima il massimo era 35 dollari, alla fine 38 dollari per azione. L’azienda della Silicon Valley vende azioni per 18 miliardi di dollari, equivalenti a una valutazione totale della società superiore ai 100 miliardi di dollari.

Per avere un’idea delle proporzioni, 100 miliardi di dollari è cinque volte il valore di Borsa di Telecom Italia, o se preferite la somma del valore di due giganti del listino italiano, Eni e Intesa Sanpaolo. Ma Telecom Italia ha un giro d’affari attorno ai 30 miliardi di euro, Face-book nel 2012 arriverà attorno a un decimo di quella cifra. Il che significa che se Telecom Italia vale metà del suo fatturato, Facebook viene valutata fino a 25 volte i suoi ricavi.

I multipli sono l’alfa e l’omega della finanza, ma adesso vedremo che stavolta è diverso, Zuckerberg sembra farsi beffe della religione dei multipli, e i mercati più che mai si prostrano in adorazione della sua felpa. La bolla Internet di fine anni Novanta, in confronto a quello che vediamo in questi giorni, fa sorridere. Andiamo a rivedere le cifre. Il grande botto del secolo scorso fu la quotazione di Netscape, la società di Marc Andreessen, allora ventiquattrenne inventore del primo browser per navigare in Internet: prima fece Mosaic, poi Netscape.

La società fu collocata al pubblico il 9 agosto 1995 al prezzo di 28 euro per azioni. Alla fine del primo giorno di quotazione il prezzo era già arrivato a 58 dollari e il valore della società a 3 miliardi di dollari, circa 100 volte il fatturato. La bolla era fondata sulla certezza di futuri profitti. A partire dal 1997,quando la febbre di Internet raggiunse il parossismo, furono quotate al Nasdaq, il mercato delle aziende tecnologiche, 367 internet company.

Alla fine del 2000 solo 55 di queste valevano in Borsa più del prezzo di collocamento,mentre la gran parte si erano dissolte, compresa la mitica Pet.com   che doveva fare i soldi vendendo online cibi per cani e gatti. Quando scoppiò la bolla, Yahoo!, che era arrivata a valere 240 dollari per azione, precipitò in pochi mesi a 11 dollari. Amazon crollò da 105 a 8 dollari. Molto è cambiato da allora. Si parlava di new economy e intanto i soldi si facevano con la old economy. A fine 2000, mentre scoppiava la bolla internet , Telecom Italia valeva 75 miliardi di euro, cinque volte il valore di oggi.

MODELLO GOOGLE Adesso le Internet company sono realtà solide e concrete. Amazon, dopo il bagno di cui sopra, è risalita in modo costante. Oggi vale in Borsa 102 miliardi di dollari; Yahoo!, nonostante un inesorabile declino, è quotata 18 miliardi di dollari, più di molte società della old economy . Durante i dieci anni che sono passati dall’attentato alle Torri Gemelle, che sancì emotivamente la fine dell’infanzia della new economy, c’è stata la quotazione di Google.

Nel 2004 il motore di ricerca è stato collocato in Borsa con un valore di 23 miliardi di dollari, un ordine di grandezza superiore all’epopea di solo 5-6 anni prima. Oggi Google vale 200 miliardi di dollari, mentre la Microsoft di Bill Gates, vecchia corazzata dell’informatica, vale 261 miliardi, e la Ibm ne vale 231. E lì, Google, nel gruppo dei grandissimi. Solo che di Google abbiamo capito tutti il segreto.

Quel motore di ricerca, grazie alla sua efficienza, presiede alla navigazione su Internet, tutto passa da lì. Il fatturato pubblicitario corre, i profitti anche. Ecco il multiplo decisivo, il price/earning, cioè il rapporto tra prezzo e utili, in sigla p/e. Il p/e di Google è 19, lo stesso della Apple orfana di Steve Jobs, che pure in Borsa vale oltre 500 miliardi di dollari. La Ibm ha un p/e 15, la Microsoft ha 11. Siamo lì. Invece Facebook, se solo la sua azione si fermasse in Borsa alla moderata quotazione di 38 euro per azione, avrebbe un p/e superiore a 100. E qui si ripropongono molti interrogativi vecchio stile, come quelli degli anni 90.

I DUBBI DEGLI ANALISTI Molte voci di analisti sconsigliano di comprare a questi prezzi le azioni di Facebook. Che è oggi un’azienda molto redditizia: su 4 miliardi di fatturato fa un miliardo di utili. La redditività è molto alta, e con le dimensioni dell’azienda è destinata inesorabilmente a ridursi. Quindi, per fare i profitti che un prezzo di 38 euro per azione presuppone, Facebook deve far crescere in modo esponenziale il proprio fatturato nei prossimi anni. Un’analisi della Bernstein Research è arrivata alla conclusione che Zuckerberg, per mantenere le promesse, deve più che decuplicare il fatturato nei prossimi dieci anni e superare i tre miliardi di utenti.

Possibile? Ci credono in pochi. Un piccolo esercito di blogger, analisti togati, riviste specializzate e finanzieri autorevoli, consigliano di tenersi alla larga dalle azioni Facebook. Le sconsiglia Barron’s, bibbia finanziaria per palati finissimi, mentre Warren Buffett, detto il mago di Omaha, semplicemente l’uomo più ricco del mondo, ha fatto sapere che lui non compra azioni Facebook perché non sa come valutarle, e quindi ha preferito staccare un assegno da 10 miliardi di dollari per comprare azioni Ibm per il suo fondo Berkshire Hathaway.

LA MISSIONE DI ZUCKERBERG E qui scatta la magia, o se preferite la follia, del tempo presente. Mentre analisti e finanzieri in ogni angolo del pianeta fondevano i loro computer per calcolare la redditività prevedibile delle azioni Facebook, Zuckerberg ha scritto una lettera agli investitori per avvertirli che la sua società non è nata per fare i soldi, ma per compiere una “missione sociale” (testuale) e “rendere il mondo più aperto e connesso”.

L’obiettivo di Facebook è “un mondo migliore, dove la gente con più informazioni può prendere decisioni migliori”. Quelli calcolano la redditività futura, e lui avverte che l’unica sua preoccupazione (come capo azienda e azionista di inattaccabile maggioranza anche dopo la quotazione) è di aiutare il mondo a diventare migliore. Ma la cosa più sorprendente è che il mercato accoglie con giubilo il proclama di Zuckerberg, e il prezzo di collocamento delle azioni non fa una piega. Siccome non c’è molta gente desiderosa di buttare i propri soldi, l’unica spiegazione è che i mercati cominciano a imparare che dare alla propria impresa un’etica, forse, è il modo più furbo per inseguire il profitto.

Giorgio Meletti per il “Fatto quotidiano

Going Green

Che fine ha fatto la “Sinistra” ?

1 – PD: PARLAMENTARI ULIVISTI ‘SUONANO LA SVEGLIA’ A BERSANI, “ASSUMA L’INIZIATIVA”… (Adnkronos) – I parlamentari del Pd Antonio La Forgia, Sandra Zampa e Albertina Soliani, ulivisti e prodiani, ‘suonano la sveglia’ al leader Pier Luigi Bersani. Di fronte alla crisi economica che incalza, all’incubo contagio dalla Grecia e alla crisi di credibilita’ della politica, con lo spettro di Grillo e dell’antipolitica dietro l’angolo, i tre esponenti emiliani del Pd chiedono al partito uno scatto in avanti.

“A Bersani chiedo che assuma l’iniziativa per rispondere a quanto la gente ci chiede ormai da troppo tempo” sintetizza Zampa, per la quale “il tema non e’ quello della leadership”, quanto piuttosto la necessita’ di ritrovare “l’entusiasmo, che sembra ormai lontano, ma che c’e’ stato attorno all’iniziativa referendaria” per la cancellazione del porcellum. Una valanga di firme che pero’ si e’ bloccata davanti alla sentenza di innammissibilita’ del quesito emessa dalla Consulta. Una riflessione che prendera’ corpo sabato prossimo a Bologna con l’incontro ‘Democrazia? Democrazia!’ in programma dalle 10.30 alle 17.30 al nuovo cinema Nosadella. Al dibattito, oltre ai tre parlamentari promotori, parteciperanno anche l’ex ministro Arturo Parisi, il politilogo Angelo Panebianco e l’ex presidente della Cassa Depositi e Prestiti e federalista europeo Alfonso Iozzo. Ci sara’ anche l’ex premier Romano Prodi. (segue)

2 – PD: BONDI (PDL), GRUPPO DE BENEDETTI VUOLE LISTA CIVICA?… (AGI) – “Due elementi mi fanno riflettere: l’editoriale di domenica scorsa del dottor Eugenio Scalfari si concludeva con l’ipotesi, ritenuta opportuna, della presentazione alle prossime elezioni politiche di una lista civica apparentata con il Pd e rappresentativo del principio di legalita; oggi infine la notizia dell’appuntamento dato alla propria community di lettori a Bologna dal 14 al 17 giugno per La Repubblica delle idee, la prima festa organizzata dal quotidiano diretto da Ezio Mauro. Non sara – si chiede il coordinatore del pdl Sandro Bondi – che il gruppo editoriale che fa capo al dottor Carlo De Benedetti si prepara a patrocinare una lista civica a fianco del Pd per condizionare e influire ancor di piu nella vita politica italiana?”, conclude Bondi.

3 – ACEA: VELTRONI, VIOLENZE INACCETTABILI DA NON SOTTOVALUTARE… (AGI) – “Violenze e aggressioni come quelle verificatesi contro il Gruppo Caltagirone, a cui va la mia solidarieta, sono gravi inaccettabili e da non sottovalutare, specie in un momento come questo in cui alle difficolta e alle tensioni sociali qualcuno cerca di mescolare provocazioni e gesti teppistici”. Lo sottolinea in una nota Walter Veltroni. “Si tratta – prosegue il parlamentare del Pd, ex sindaco di Roma – di un episodio da condannare duramente da parte di tutti: cosa c’entra la rivendicazione dell’acqua pubblica con queste violenze e intimidazioni e davvero incomprensibile agli occhi di tutti i romani”.

4 – NAPOLITANO BYE BYE… Sognava la riconferma, il bis quirinalizio che nessuno ha mai raggiunto. Ma per Giorgio Napolitano inizia invece la stagione degli addii. La sua creatura, il governo Monti, è arrivato virtualmente al capolinea. Tra crisi economica, partiti in campagna elettorale e gaffe, Rigor Monti arriverà forse a fine legislatura, ma senza più carte da giocare. Ma i veri grattacapi per Napolitaner sono altri. Le dimissioni del sottosegretario Zoppini non sono passate inosservate sul colle più alto della politica romana. Il giovane avvocato, infatti, condivide con Michel Martone, altro membro del governo finito nell’occhio del ciclone mediatico in passato, una importante amicizia: quella con Giulio Napolitano, figlio del presidentissimo.

 

5 – LA REPUBBLICA DELLE IDEE, COSÌ IL CLUB DI MAURO SI BUTTA IN POLITICA (FORSE)

Volare alto, altissimo. Più di Roberto Saviano, che per ora nel programma ufficiale di decollo non c’è, forse per eccesso di pesantezza (metaforica) in tv. Librarsi, per evitare lo spiacevole effetto imitazione delle già collaudate feste del Fatto quotidiano (Pietrasanta) o di Internazionale (Ferrara). Perché nessuno possa dire “è la festa dell’Unità di Repubblica”, malignando sulla scelta del luogo (Bologna).

A Largo Fochetti non si parla d’altro che del grande evento di giugno, “La Repubblica delle idee”, quattro giorni di dibattiti, reading, monologhi. Tentazione platonica nel titolo, un po’ meno negli obiettivi, la manifestazione sarà aperta in piazza Santo Stefano da Ezio Mauro in persona. Dal 14 al 17 giugno il giornale- partito si farà corpo: gli intellettuali, le firme di punta del Gruppo, artisti di casa come Baricco, Bergonzoni, Bertolucci, De Gregori, alcune guest star straniere (David Grossman, Tahar Ben Jelloun e Anthony Giddens) e gli economisti Nouriel Roubini e il Nobel Thomas J. Sargent occuperanno palazzi storici e cortili.

Previsto per il 16 il momento clou: Mauro e Scalfari intervisteranno insieme Mario Monti. Quanto basta a dichiarare, contemporaneamente, surclassati i succitati modelli nonché il Corriere, che avrà pure avuto fin qui un rapporto migliore con il premier, ma che la festa non ce l’ha. L’editore Laterza è partner dell’iniziativa e schiera i suoi autori. Ci saranno tutti quelli che è naturale ci siano, quelli che “la sera leggono Kant”, come disse al Palasharp Umberto Eco, ovviamente presente.

Da Zagrebelsky a Scalfari fino a Ilvo Diamanti, ma anche Concita De Gregorio e Zucconi, Merlo e Pirani. Per L’Espresso ci sarà il direttore Bruno Manfellotto. E Lucia Annunziata, in veste di neodirettore dell’Huffington Post versione italiana. Sarà la celebrazione della “community”, come piace dire a Ezio Mauro, già sperimentata nell’era delle grandi campagne anti berlusconiane, degli appelli e delle domande, con tanto di mobilitazione on line e gazebo in piazza del Popolo e che ora ritorna con ambizioni politico culturali. Se non fosse parola dalle connotazioni forti, si potrebbe dire ideologiche.

Perché questo sembra il lato A dell’iniziativa: la salvaguardia del mondo azionista, moralista, e il suo aggiornamento. Il lato B è politico e ha già fatto scattare l’allarme di una parte del Pd. Almeno a voler leggere in sequenza l’annunciato evento bolognese e l’ultima colonna dell’editoriale di Scalfari di domenica scorsa, in cui si lanciava l’idea di “una lista civica apparentata al Pd”, nel caso in cui dovesse restare il Porcellum.

“Rappresentativa” – scriveva Scalfari – “del principio di legalità del cui recupero c’è urgente bisogno e che interpella la società civile prima ancora dei partiti politici”. Persone “competenti e civilmente impegnate”, molto somiglianti alle star della Repubblica delle idee. Come se il giornale del gruppo l’Espresso volesse serrare le file e riavviare in forme nuove l’eterodirezione, o semplicemente promuoversi nel ruolo di “fornitore di contenuti” per un Pd considerato in difficoltà e minacciato da grillismi vari.

“Non è che ora candidano davvero Saviano, con la storia della lista civica?”, si chiedeva un tantino smarrito un dirigente del Pd a Montecitorio. “Bersani sembrava tentato dall’abbraccio, nell’intervista all’Unità”, osservava un altro perplesso. Tutto sa di una nuova stagione di impegno, coerente con le tesi dell’ultimo saggio di Carlo Galli, altro editorialista di Repubblica, “I riluttanti”, in uscita a fine mese proprio per Laterza: le élite devono ritrovare il senso della loro responsabilità, smetterla di esitare. A giudicare dal programma, la riluttanza delle élite di Rep. sembra essere superata.

Gli insider però si concentrano sul lato industriale: la caccia al pubblico più giovane, poco interessato al quotidiano di carta, ma target fondamentale per le sperimentazioni tecnologiche, Internet, iPad, e grande frequentatore dei festival. E’ ancora tutto da dimostrare che il rito della riunione di redazione in trasferta dal sito a Bologna e rappresentata in pubblico possa essere calamita per le giovani generazioni, ma pare che il direttore ci tenga molto. Quanto all’editore, ospite d’onore al festival dell’Economia di Trento, non è ancora chiaro se farà un salto anche nella Bologna delle Idee di Ezio Mauro. Alessandra Sardoni per “il Foglio

 

 

Questa è Sparta!

Breve storia dei piagnistei capitalisti

Molise, Regionali 2011 … tutto da rifare!

1- ELEZIONI: ANNULLATE REGIONALI MOLISE 2011 (ANSA) – Le elezioni regionali del Molise dello scorso ottobre sono state annullate dal Tar che ha accolto il ricorso presentato dal centro sinistra. Il voto dunque dovrà essere ripetuto.

2- MOLISE. DI PIETRO: ILLEGALITA’ HANNO GAMBE CORTE. OGGI GIUDICI CI DANNO RAGIONE

“Le illegalità hanno le gambe corte e prima o poi vengono scoperte. L’avevamo detto dal primo giorno: in Molise il governatore Iorio aveva vinto con il trucco e oggi i giudici ci hanno dato ragione. Ma questa è solo la beffa. Il danno è molto più grave ed è già stato commesso. Ed è quello di un presidente della Regione che ha governato per troppi anni in modo padronale, nepotistico, familistico e fallimentare. Tanto è vero che è stato necessario, da parte del governo, nominare un commissario ad Acta per riparare ai suoi errori.

Peccato che un governo un po’ cieco e un po’ complice, invece di nominare un commissario terzo che non avesse le mani in pasta sulle irregolarità commesse, abbia nominato lo stesso presidente della Regione. Un po’ come affidare il controllo del pronto soccorso a Dracula”. Lo afferma in una nota il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. 3- MOLISE, CONSIGLIERI RISCHIANO DI ANDARE A CASA: LEGGE PER SALVARE POLTRONA

 

Mentre soffia sempre più forte il vento della protesta contro gli sprechi della politica, la più piccola regione d’Italia, il Molise, sforna una nuova leggina “salva-casta”.

LA POLTRONA È SALVA. Per evitare di andare a casa se i giudici amministrativi dovessero annullare, come appare possibile per irregolarità nella presentazione delle liste, le elezioni 2011, la maggioranza a guida Pdl del Consiglio regionale sforna un provvedimento, a forte rischio di incostituzionalità, che permetterà ai 30 consiglieri (stipendio di circa 10.100 euro netti al mese) di rimanere in carica per almeno 8 mesi, posticipando al 2013 le nuove elezioni. Il tutto, si legge nero su bianco nella legge, «per avere il tempo di tagliare i costi della politica».

“MISURE URGENTI PER L’ADEGUAMENTO AMMINISTRATIVO-ISTITUZIONALE DELL’ORDINAMENTO REGIONALE”. La leggina del Molise, già balzato agli onori delle cronache nazionali per la dispendiosa gestione del governatore del Pdl Michele Iorio, passa sotto l’altisonante classificazione di «ulteriori misure urgenti per l’adeguamento amministrativo-istituzionale dell’ordinamento regionale». Cinque articoli appena, che stanno per essere approvati in una forsennata corsa contro il tempo e che presto dovrebbe ottenere il via libera dell’aula.

COSA STABILISCE LA LEGGE. Ribattezzato subito legge “salva-casta”, il provvedimento stabilisce che qualora i giudici del Tribunale amministrativo dovessero annullare le elezioni regionali dello scorso ottobre, a forte rischio per “gravi irregolarità” nella presentazione delle liste, il Consiglio del Molise non verrà sciolto come stabilisce la legge (che lascia in carica solo il presidente per l’ordinaria amministrazione), ma resterà in carica per almeno altri otto mesi. Proprio così: un accanimento terapeutico che mette al riparo la casta regionale dal rischio di perdere poltrona e indennità.

L’OPPOSIZIONE: UN GOLPE. La proposta contro la quale la minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale si è scagliata al suono di “golpe” e “operazione truffaldina” e “legge porcata”, scovata dal sito Primonumero.it è stata ammantata di un nobile intento: ridurre i costi della politica. Il Consiglio regionale del Molise, lo stesso che meno di un anno fa voleva portare il numero dei consiglieri da 30 a 32 (costretto a un ripensamento in extremis davanti alla protesta dei cittadini) deve infatti modificare lo Statuto per adeguarsi alla manovra varata dal governo nel settembre scorso che sforbicia consiglieri, assessori e indennità.

Un adeguamento che finora, nonostante siano trascorsi già sette mesi, i consiglieri si sono ben guardati dal fare. Per recepire gli obblighi statali e tagliare poltrone e emolumenti la Prima Commissione consiliare della regione Molise si è data infatti 18 mesi di tempo. Da qui la pensata per salvare poltrona e stipendio.

Alla vigilia della temuta decisione dei giudici amministrativi arriva la genialata di una legge ad hoc che recita: «Nel caso di scioglimento anticipato per una delle ipotesi diverse da quelle previste dalla Costituzione (sfiducia del governatore, morte dello stesso, dimissioni, pesanti violazioni di legge), ivi compreso l’eventuale annullamento delle elezioni (ecco il vero casus belli) – senza che la commissione abbia elaborato la proposta entro i 18 mesi, non si può procedere all’indizione delle nuove elezioni prima che siano trascorsi otto mesi». Facendo due facili conti si arriva al marzo 2013, data in cui si potrebbe tornare alle urne per l’elezione del nuovo parlamentino regionale, magari sistemando prima l’attuale presidente Iorio su un’altra poltrona.

APPROVAZIONE LAMPO. E sì che quando vogliono i consiglieri molisani sono veloci come fulmini. La famigerata leggina “salva-casta” andrà in Consiglio per l’approvazione venerdì a pochi giorni dal parto. Altro che 18 mesi.

Da www.ilmessaggero.it del 10 maggio 2012

 

Dart Management ovvero la Finanziaria Avvoltoio!

L’avvoltoio è già ripartito dai cieli di Atene. Ma tornerà presto. Il 90 per cento dei capitali, 436 milioni di euro, che la Repubblica greca ha rimborsato due giorni fa per evitare la bancarotta è finito nelle mani di uno dei più spietati e abili “fondi avvoltoio” (vulture funds) che s’aggirano a caccia di prede, per lo più stati sovrani: il Dart Management, finanziaria ultra segreta che ha la sua base nelle isole Cayman, paradiso fiscale che ospita questo diavolo dei capitali che oggi, tra i pochi, ha motivo di festeggiare su quel che resta della Grecia.

Ad aprile tutti i detentori di bond greci hanno dovuto accettare un taglio del valore dei titoli che avevano in mano, fatta eccezione per un manipolo di hedge fund testardi. Tra questi c’era Dart che, pochi mesi fa ha fatto incetta di titoli greci emessi a Londra sotto le leggi della City (perciò immuni dal taglio volontario degli interessi concordati a Bruxelles) a meno del 70 cento del valore nominale.

Ma il ministero delle Finanza di Atene, nel momento di massima debolezza politica, martedì ha dovuto versare l’intero importo nominale. Insomma, i gestori di Dart hanno intascato più di 120 milioni di profitti nel giro di pochi mesi, solo l’antipasto dell’abbuffata futura: almeno 6 miliardi dei 7,6 miliardi fuori dall’accordo con la Ue sono nelle mani di Dart e dei colleghi di Elliott, di Hemisphere di Peter Grossman o degli altri vulture funds che hanno spolpato, negli ultimi 20 anni, le finanze di Congo, Ghana o Perù.

Senza trascurare i vecchi debitori: due mesi fa Dart ed Elliott hanno presentato un’ingiunzione di pagamento per sequestrare i dollari dell’Argentina posteggiati presso la Federal Bank di New York. L’assalto, per ora, non è riuscito: ma Kenneth Dart non dispera. Già, esiste un mister Dart, da 16 anni cittadino delle Cayman. L’ironia della sorte vuole che la fortuna della ditta di famiglia, aperta dal nonno nel 1937 a Mason nel Michigan, sia decollata grazie allo sforzo dei soldati americani: nonno Dart, infatti, ebbe il fiuto di mettersi a produrre per primo le targhette di riconoscimento dei soldati Usa alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

Poi, nel 1960, il vero salto di qualità: il padre di Kenneth, piccolo genio della chimica, diede vita a Styrofoam, destinato a diventare uno dei colossi mondiali dei contenitori alimentari in plastica. Gli indignados di piazza Syntagma non lo sanno, ma quando bevono una Coca in bicchiere di cartone o mangiano un’insalata in una vaschetta di plastica, probabilmente pagano una royalty all’avvoltoio che tiene in scacco il fisco statunitense. Nel ’91 Kenneth decise che era l’ora di smetterla di versare soldi a Washington.

Prima pensò di prendere la cittadinanza del Belize senza muoversi dalla casa di Sarasota, Florida. Ma quando il governo del Belize si fece avanti chiedendo l’apertura di un consolato guidato da un Beliziano in quel di Sarasota, non ci volle molto a capire che la sede era proprio la casa della signora Dart. La povera donna da allora si divide tra le Cayman, dove Dart ha avviato progetti urbanistici rivoluzionari, all’insegna del verde (per i miliardari ovviamente) e la villa/palazzo in Florida.

Qui, nel 2005, aveva allestito una cena in favore di Bill Clinton e della sua Fondazione. Ma l’ex presidente, una volta conosciuta l’identità del principe degli evasori, sbattè la porta e se ne andò: la fuga dorata di Dart era stata una delle figuracce peggiori della sua gestione. Kenneth non se l’è presa. I suoi avvocati continuano a inseguire i suoi debitori ovunque ci sia odore di quattrini sfuggiti ai suoi crediti: a Londra, Hong Kong o New York. Con un occhio rivolto ad Atene.

La diagnosi degli “avvoltoi” è lucida e spietata: la Grecia, prima o poi, dovrà fare default per la seconda volta. Allora, quando la repubblica avrà l’acqua alla gola, i “vultures” faranno di nuovo incetta di titoli che varranno poco più che carta straccia. Poi non resterà che attendere. Infine l’avvoltoio, con il bottino tra le zampe, farà rotta di nuovo verso l’isola dei Caimani.

 

 

 

Ugo Bertone per “il Foglio

Martedì 5 Giugno, ore 21 Salvatore Borsellino a Modena

Tecnici

Formigine5Stelle
Formigine5Stelle
Geopolitica
geopolitica
Articoli recenti
SatirAmara
SatirAmara
Il fatto quotidiano
Woodstock
Woodstock

Musica & futuro

Vday
Vday

Parlamento Pulito

Magazine
magazine

Info in movimento

Archivi
Cosa ne penso…
Clicca, leggi e commenta
Seguimi su twitter
twitter
Calendario
Calendario

Eventi Meetup Modena

Informazione
Informazione

Politica & cronaca

Flyer
Flyer

Scarica e diffondi

Se si votasse Oggi!
Se si votasse Oggi!
Comuni a 5 Stelle!
Italia-ListeCivicheMoVimento

Cerca la tua Lista

Incredibile Parlamento!
Incredibile Parlamento
Amministrative 2011
BottoneBlogRocco_ammini2011_4

Tutti i risultati

Risultati Politiche
RisultatiPolitiche