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Chi contesta va in galera

Per il pdl contestare in piazza chi ti prende per il culo da 20 anni è gravissimo e deve essere punito. Anche con la galera.

“Sanzionare, anche con il carcere, chi disturba le manifestazioni politiche in piazza. È questo il cuore del progetto di legge al quale sta lavorando il gruppo del Pdl alla Camera. Se ne sta occupando il parlamentare pidiellino Ignazio Abrignani, che, con l’assenso del capogruppo Renato Brunetta, sta scrivendo il testo. L’iniziativa è nata dopo le contestazioni del comizio di Berlusconi a Brescia.

 

L’idea è estendere a tutte le manifestazioni politiche le norme che già esistono per le elezioni: divieto di recare disturbo ai comizi e distribuire volantini di diverso orientamento politico. Il progetto di legge era stato anticipato nei giorni scorsi da Brunetta in un articolo pubblicato da Il Giornale.

Se non si interviene subito il virus delle contestazioni sistematiche sarà legittimato e diverrà endemico, così da indurre a rinunciare a incontri pubblici di chi è sgradito a qualcuno.“.” Segnalazione da lettera43

 

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Carlo Sibilia annichilisce il Presidente del Consiglio Letta

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Intervento del Deputato Carlo Sibilia che incalza il Presidente del Consiglio Letta su signoraggio bancario , Mes , debito pubblico e tutto cio che non ci piace di questa Europa . Senza peli sulla lingua.

 

E’ guerra a internet. Ma venderemo cara la pelle!

Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell’Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d’autore, l’insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell’obbligo di rettifica per i blog dentro la legge bavaglio, le 22 denunce per i commenti anti-napolitano del blog di Grillo…. e si potrebbe continuare. Sta succedendo qualcosa.

In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l’esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d’informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l’inizio di una guerra a Internet? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l’attenzione da altri problemi? Siamo noi ammalati di cospirazionismo? Forse.

Però l’insistenza dei detective della postale nel rimarcare che chi agiva per conto e come Anonymous lo faceva per interesse materiale e non ideologico non convince. Di sicuro è una perfetta psyop (psychological operation) per anticipare le critiche e minimizzare le reazioni di solidarietà verso gli arrestati, allo stesso tempo infangando la presunta purezza di Anonymous. Quindi doppio risultato. E in ogni caso farlo ripetere da ogni giornalista interessato puzza, perciò aspettiamo dibattimento e sentenza definitiva per tirare le conclusioni. Certo è che quelli del Cnaipic se l’erano legata al dito dopo che gli avevano bucato i server e diffuso materiale confidenziale che li riguardava, compresi materiali relativi ai rilevanti interessi commerciali dei fornitori delle loro infrastrutture di sicurezza. E ci può stare.

 

Ma Laura Boldrini che attacca le false identità sul web come se non sapesse il furto d’identità è già punito per legge (c’è una sentenza della Cassazione di pochi giorni fa), invece stona. Stona che non sappia che l’anonimato è una risorsa per chi denuncia il malaffare mafioso sui blog, che esistono forum di autoaiuto rigorosamente anonimi per chi le violenze le subisce e che i cooperanti dall’estero devono nascondere la propria identità ai regimi dei paesi in cui risiedono per inviare informazioni in Italia. Stona anche se lo fa all’interno della sua, nostra, pur giusta campagna contro la violenza sulle donne. Non solo, manifesta una scarsa comprensione del fenomeno e la avvicina pericolosamente al sottosegretario D’Alia che voleva chiudere Facebook per un insulto e alla Gabriella Carlucci che nella scorsa legislatura con la motivazione della prevenzione della pedofilia voleva una legge contro l’anonimato scritta dal suo avvocato, Davide Rossi, all’epoca presidente di Univideo.

 Piero Grasso che cita la difficoltà di colpire i server posti all’estero si scorda che nel caso di Indymedia si è provveduto celermente e requisire i suoi due server in Inghilterra per le accuse a Trenitalia e che lo stesso è accaduto ai server norvegesi del collettivo Autistici/Inventati per la diffamazione verso il neofascista Iannone. Nel primo caso sono stati sfruttati i Mlat, gli Accordi di mutua assistenza giudiziaria tra Usa e Ue (ddl 25 giugno 2003, trattato già firmato nel novembre 1982).

Il pidiellino Costa che afferma essere una scelta politica riproporre tal quale la legge bavaglio come a far finta che non ci sia stata una grande mobilitazione contro la stessa proposta di Alfano (e che si ripeterà) per evitare che con la riforma delle legge sulle intercettazioni “vengano messe le manette ai giudici e il bavaglio all’informazione”, compresi blog, forum e siti amatoriali che non adempiono all’obbligo di rettifica valido per la legge sulla stampa del 1948 e assolutamente inadatto a piattaforme a pubblicazione aperta di carattere amatoriale. Da lui ce lo possiamo aspettare. Costa è lo stesso che con Pecorella si prefiggeva l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali per poterli citare in giudizio per diffamazione.

 

Ciliegina sulla torta, Cardani, il professore già collaboratore europeo di Monti che l’allora “supermario” volle dentro un’Autorità che oggi più governativa non si può – frutto di evidenti spartizioni partitiche come scrisse Ezio Mauro – vuole una legge fotocopia contro il copyright già bloccata l’anno scorso per evidenti profili di incostituzionalità – visto che non prevede l’intervento della magistratura per accertare le violazioni – e trasforma l’Autorità in una polizia privata, è chiaro che serve a colpire Google e Facebook e gli OTT per fare contenta Confindustria digitale, la Fimi e la Siae preoccupata del calo degli iscritti e che deve fare cassa a fronte della svendita del suo patrimonio immobiliare (ricordate il fondo Aida?).

Ecco a questi signori diciamo che ci è chiaro che questo attacco a tutto campo nasconde interessi giganteschi ed è condita da una crassa inesperienza del web, delle sue dinamiche e delle sue antropologie, e nasconde problemi più grossi: la crisi economica generale, dei modelli di business dell’industria culturale, dell’incapacità di attuare le riforme, della contestazione popolare e della paura verso ciò che non si conosce.

Tutti costoro però non hanno ancora speso una parola una per il furto delle email dei Cinquestelle e le denunce dei 22 blogger sul sito di Grillo.

A loro e a Michele Serra che nell’Amaca del 18 maggio invoca leggi per il “paese reale di Internet” diciamo che le leggi ci sono già, sono quelle dell’ordinamento e che i nostri investigatori le usano per chiudere i siti della galassia antagonista come quelli dei neofascisti di Stormfront, i siti web dei bordelli sull’Appia Antica e per catturare i pedofili, e che la rete non è un far west come gli piacerebbe fare credere per tentare un ennesimo giro di vite della comunicazione indipendente e per zittire ogni voce critica sulla rete che si rivela sempre di più come lo strumento principale della riconfigurazione del potere nella società dell’informazione.

Ma se insistono a dire che non ci sono leggi, gli vogliamo ricordare il caso Angelucci-Wikipedia, per cui il senatore pidiellino ha ottenuto la rimozione dei contenuti che lo riguardavano dall’enciclopedia libera perché dannosi della sua reputazione? Oppure il caso Google Vividown con una prima condanna dei manager di Google per non aver prontamente rimosso un video offensivo della privacy di un giovane disabile?

Ma quante volte glielo dobbiamo dire? Fate ride!

 

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Il M5S con i lavoratori della Fincantieri

“Giovedì scorso Beppe Grillo, la deputata del MoVimento 5 Stelle Donatella Agostinelli, il candidato Sindaco del M5S di Ancona Andrea Quattrini hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori della Fincantieri di Ancona. I rappresentanti sindacali hanno illustrato la difficile situazione di Ancona e le misure da adottare per impedire che una crisi particolarmente grave precipiti definitivamente. Donatella Agostinelli si è impegnata a predisporre una proposta di legge con il gruppo dei Parlamentari del M5S elaborando le proposte della RSU e integrandole con quella del candidato Sindaco Andrea Quattrini per l’adozione di incentivi per la demolizione o la ristrutturazione delle navi traghetto.

Va ricordato che i limiti di età delle navi oggi sono in vigore solo per quelle che provengono da registri stranieri, per cui un eventuale incentivo andrebbe abbinato all’adozione di norme che introducano limiti di età più severi delle navi traghetto, sia iscritte in Italia che provenienti dall’estero. In secondo luogo, l’incentivo dovrebbe essere legato alla sostituzione del naviglio demolito con unità di nuova costruzione che garantirebbe la ripresa dell’attività cantieristica e notevoli vantaggi in termini di minor impatto ambientale, sicurezza e comfort per i passeggeri. I rappresentanti dei lavoratori Fincantieri, dopo aver dato atto a Grillo di essere stato l’unico rappresentante dei partiti che partecipano alle elezioni comunali ad aver chiesto di incontrarli, chiederanno ad ogni partito conto dei fatti che seguiranno alle promesse.” M5S Ancona

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“Lobby delle slot pagano parlamentari? Chi sa qualcosa ha dovere di denunciare”

“Un comportamento che, se provato, sarebbe gravissimo”. Con queste parole il presidente del Senato Pietro Grasso commenta la scoperta di alcuni traffici illeciti all’interno dei palazzi del potere denunciati da un servizio del programma televisivo Le Iene. Quello portato alla luce, attraverso un video in cui un assistente di un senatore parla in forma anonima, è un sistema attraverso il quale i parlamentari, nelle scorse legislature, sarebbero stati pagati da multinazionali per operare modifiche favorevoli ai disegni di legge in discussione. Il servizio, però, non fa nomi. ”Purtroppo la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all’accertamento della verità – spiega il presidente di Palazzo Madama – Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati. Da parte mia assicuro che mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini”.

A parlare, nel video del programma Mediaset,  è l’assistente di un senatore, di spalle, coperto da una parrucca e un cappello che non ne permettono l’individuazione. Le sue parole sono accuse pesanti. Quello che viene portato alla luce è un sistema di pagamento, attraverso il quale i rappresentanti di varie lobby, “soprattutto tabacco e una del settore dei video giochi e delle slot machines“, si assicurano protezione rispetto ai propri interessi in caso di proposte di legge sfavorevoli. “Ci sono le multinazionali che, ogni mese, attraverso un loro rappresentante fanno il giro di Camera e Senato, incontrano gli assistenti di senatori e deputati e consegnano loro del denaro”. La cifra retribuita varia a seconda dell’importanza del senatore o del deputato all’interno della specifica commissione. “Di base si parte da 1000 euro, ma si può arrivare a un massimo di 5000“, rivela l’assistente. “Per questo all’inizio di ogni legislatura i parlamentari fanno a gara per assicurarsi le commissioni migliori, quelle dove sono presenti queste lobby”, prosegue la denuncia. E il sistema è trasversale, comprende sia parlamentari di centrodestra che di centrosinistra. “Per quanto riguarda le sale Bingo, si sono formati due gruppi, partecipati sia da uomini del centro sinistra che da uomini del centro destra. I due gruppi – prosegue – fanno capo ad ex ministri del centro sinistra”. Gli scambi, per quanto riguarda i senatori, avvengono ogni mese in un bar vicino Palazzo Madama. “L’assistente entra, riceve la busta e a volte anche un caffè“. Poi torna al lavoro, in attesa del mese successivo.

La rivelazione è grave e Grasso corre ai ripari con la proposta di una legge contro il potere delle lobby.  “Alcuni giorni fa ho evidenziato l’esigenza di una legge che disciplini, in maniera chiara e trasparente, l’attività lobbistica che al momento, seppur sempre presente, si muove in maniera nascosta“, spiega in una nota l’ex procuratore antimafia.

Il problema della corruzione rimane comunque un’emergenza, avverte Grasso. Proprio per questo ”ho dimostrato di considerare la lotta alla corruzione un’assoluta emergenza depositando, il mio primo giorno da senatore, un Disegno di legge con ‘Disposizioni in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio’, che martedì sarà preso in esame dalla Commissione Giustizia del Senato. Spero che divenga presto legge dello Stato, e che si possa cogliere l’occasione per introdurre nel testo un reato specifico per il traffico di influenze illecite nell’attività parlamentare che renda più facile punire i comportamenti denunciati dal servizio televisivo”, annuncia Grasso.

 

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Crolla la fiducia in Letta

Sembra finita la luna di miele tra Letta e gli italiani. Cala la fiducia nel governo, che perde cinque punti rispetto a una settimana fa e si attesta al 34 percento, raggiungendo un risultato che si avvicina ai minimi storici toccati da Monti nell’estate scorsa

Nel giorno in cui il governo si riunisce per varare il primo pacchetto di misure per il sostegno all’economia e alle famiglie in crisi, la fiducia degli italiani nell’esecutivo scende ai minimi. Secondo una rilevazione di Swg per Agorà di Raitre la fiducia nel governo di Enrico Letta è ora al 34%, vicino ai minimi storici toccati dal governo Monti nell’estate scorsa e di quasi 10 punti sotto il 43% rilevato il 3 maggio scorso. Quanto ai consensi per i partiti, il Pdl (-0,2% in una settimana) resta primo partito nelle intenzioni di voto con il 27,4%, seguito da Pd e Movimento 5 Stelle, rispettivamente al 24% e al 21,8%. Sale di quasi mezzo punto (+0,4%) rispetto alla scorsa settimana Scelta civica, ora al 5,8%, sempre secondo le rilevazioni di Swg. In calo marginale Sel (-0,2%) e Lega Nord (-0,1%), rispettivamente al 4,7% e al 4,4% e dietro ancora Udc e Fratelli d’Italia-Centrodestra nazionale, entrambi all’1,8%.

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Mario Draghi e le contraddizioni dell’Unione Europea

È da tempo che la gran parte della stampa tedesca vede in Draghi un pericoloso inflazionista, oltre che un sistematico “sabotatore” della linea del rigore. Ma nelle condizioni date appare davvero arduo immaginare che la riduzione dei tassi di interesse produca effetti inflazionistici. Dietro questo dibattito si scorgono in realtà i conflitti intercapitalistici alla base dell’architettura istituzionale europea.

di Guglielmo Forges Davanzati da Micromegaonline

 

Le reazioni tedesche alla decisione di Mario Draghi di ridurre il tasso di rifinanziamento (il tasso al quale le banche europee accedono al credito della BCE) dallo 0.75% allo 0.5% e, ancor più, di portare il c.d. tasso di deposito (il tasso sui depositi bancari custoditi dalla BCE) a valori negativi per stimolare l’erogazione di credito da parte delle banche commerciali hanno reso ancora più palesi i conflitti intercapitalistici che si celano al fondo dell’architettura istituzionale europea, per come essa è oggi strutturata. E’ da tempo che la gran parte della stampa tedesca vede in Draghi un pericoloso inflazionista, oltre che un sistematico “sabotatore” della linea del rigore. La linea Draghi viene interpretata come finalizzata a “salvare” Paesi dell’eurozona, il cui “salvataggio” dovrebbe, per contro, essere il risultato del far bene i loro “compiti a casa”. Ed è considerata una linea dannosa per la Germania, dal momento che i salvataggi comporterebbero aumenti della pressione fiscale. Qui occorre sgombrare il campo da un equivoco. Il salvataggio dei Paesi a rischio default è garantito dal “Fondo Europeo per la Stabilità Finaziaria” (il c.d. fondo salva Stati), al quale, in rapporto al PIL, è l’Italia a essere il primo finanziatore, seguita da Germania e Francia. La linea Draghi è anche interpretata come potenzialmente inflazionistica. Si ricorderà, su questo aspetto, l’intervista rilasciata dal prof. Manfred Neumann al quotidiano Süddeutsche Zeitung, nella quale Neumann, relatore al dottorato dell’attuale presidente della Bundesbank Weidmann, sostiene che la politica monetaria seguita dalla BCE rischia di portare il tasso di inflazione in Germania a livelli inaccettabili, paventando il rischio di iperinflazione e richiamando la tragica esperienza della Repubblica di Weimar. Si tratta di una tesi che, soprattutto nelle condizioni attuali, può essere accettata solo in quanto recepisce il senso comune. In una condizione di elevata (e crescente) disoccupazione e bassa (e decrescente) inflazione, appare davvero arduo immaginare che la riduzione dei tassi di interesse produca effetti inflazionistici. Il tasso di inflazione nei Paesi dell’area dell’euro è attestato all’1,2%, in netto calo rispetto allo scorso anno e ai minimi da più di tre anni, a fronte delle politiche monetarie espansive adottate nel periodo considerato. Il tasso di disoccupazione supera il 12%. L’idea che la riduzione dei tassi di interesse produca effetti inflazionistici può essere considerata valida, al più, soltanto in una condizione nella quale tutte le risorse sono impiegate e sono impiegate in modo efficiente. In più, la prescrizione di politica monetaria che ne deriva – ridurre l’offerta di moneta, aumentando i tassi di interesse per garantire la stabilità dei prezzi – regge solo se si considera data la velocità di circolazione della moneta (ovvero la frequenza media con la quale un’unità monetaria viene spesa in un dato intervallo di tempo). Tuttavia, in condizioni di crisi da caduta della domanda aggregata, la velocità di circolazione della moneta tende a ridursi, così che, sul piano analitico, non si può assumere che essa sia data. Ed è esattamente quanto sta accadendo: In più, è semmai un aumento del tasso di interesse – in quanto si traduce in un aumento delle passività finanziarie delle imprese – a poter produrre un aumento dei prezzi, così che, per contro, da una riduzione dei tassi di interesse vi è semmai da attendersi una riduzione (o un non aumento) del livello generale dei prezzi. In tal senso, l’inflazione ha natura conflittuale, ovvero dipende, in ultima analisi, da variazioni della distribuzione del reddito e, in particolare, del potere di mercato delle imprese. Va rilevato che, per come è oggi strutturata la politica monetaria, appare arduo ritenere che la riduzione del prime rate da parte della Banca Centrale automaticamente si traduca in un aumento dell’offerta di moneta e che a una riduzione dei tassi di interesse faccia seguito automaticamente un aumento degli investimenti. Ciò per due ragioni. In primo luogo, per quanto possa essere vera la convinzione di Keynes secondo la quale “si può portare un cavallo alla fonte, ma non si può obbligarlo a bere”, è certamente indiscutibile che una politica monetaria espansiva costituisce una condizione permissiva per l’aumento degli investimenti e dell’occupazione. E’ una condizione permissiva – ma non cogente – dal momento che la variabile che maggiormente influenza gli investimenti sono le aspettative, così che non vi è da attendersi che politiche di espansione monetaria si traducano automaticamente in aumenti degli investimenti. In secondo luogo, così come è impossibile obbligare un’impresa a investire, è impossibile – in un mercato del credito ampiamente deregolamentato – obbligare una banca a finanziare gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie. Di fatto, le banche europee restringono l’offerta di credito per ragioni precauzionali e per moventi speculativi. In altri termini, in una condizione di caduta della domanda aggregata, diventa conveniente finanziare le sole imprese i cui progetti di investimento garantiscono una ragionevole certezza di produrre profitti. Di norma, si tratta di imprese di grandi dimensioni, alle quali le banche presuntivamente attribuiscono una bassa (o nulla) probabilità di fallimento. Per contro, risulta conveniente non accordare finanziamenti a imprese di piccole dimensioni, che normalmente operano su mercati interni, dal momento che la compressione dei consumi rende per queste più difficile la realizzazione di profitti. Vi è di più. Le banche possono trovare conveniente allocare risorse nel mercato dei titoli, realizzando utili mediante una pura attività speculativa. Su fonte ABI, si rileva che le banche italiane sono impegnate in transazioni di titoli del nostro debito pubblico per un ammontare circa pari a 350 miliardi di euro, equivalente a oltre il 20% delle transazioni complessive. Questi rilievi meritano di essere considerati dal momento che costituiscono un rilevante vulnus analitico nella dottrina della Bundesbank. Una dottrina che appare a tal punto screditata sul piano dell’analisi economica da potere valere, al più, come tentativo di legittimazione “scientifica” delle politiche desiderate dal Governo Merkel. In tal senso, il punto in discussione assume valenza propriamente politica: la decisione di Mario Draghi va contro gli interessi dell’industria tedesca, per la seguente ragione. Nel caso in cui la riduzione del prime rate si traduca in un aumento dell’offerta di credito, ciò avvantaggerebbe essenzialmente le imprese collocate nei Paesi periferici dell’Unione Monetaria Europea, dal momento che la restrizione del credito è già più intensa in queste aree e che le dimensioni medie d’impresa sono notevolmente inferiori a quelle tedesche. Dovrebbe derivarne che le imprese collocate nelle aree periferiche diventerebbero meno vulnerabili, e, dunque, meno esposte a operazioni di acquisizione da parte dei capitali “forti”. E’ fisiologico che, in una fase di crisi, venga meno – per dirla con Marx – la “fratellanza” che di norma caratterizza i rapporti intercapitalistici. Nel caso specifico dell’Unione Monetaria Europea, sembra ormai di capire che l’accentuarsi dei conflitti sia di entità e durata tali da rendere sempre più lontano il processo di unificazione politica – da più parti invocato – e renda sempre più vicino il momento della deflagrazione.

 

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Laura Castelli, illustra disegno di legge per Restituzione dei debiti della PA nei confronti delle piccole e medie imprese

Laura Castelli, deputata M5S ora in Commissione Bilancio alla Camera, ci illustra la situazione del disegno di legge per la restituzione dei debiti della PA nei confronti delle piccole e medie imprese

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VITO CRIMI: “NESSUNA CRESTA SULLA DIARIA”

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Referendum Bologna 26 Maggio – Vota A! La Scuola DEVE essere Pubblica!

Bologna -  Di seguito il Comunicato che abbiamo lanciato. Firmato dai nostri concittadini in Parlamento Michela Montevecchi, Elisa Bulgarelli, Adele Gambaro, Maria Mussini, Paolo Bernini, Matteo Dall’Osso, Mara Mucci e Giulia Sarti, dal Portavoce Regionale Andrea Defranceschi e dai Portavoce in Comune Massimo Bugani e Marco Piazza Ci vediamo il 20/5/2013 al Circolo Mazzini!!

VOTO A PERCHE’ LA SCUOLA PUBBLICA E’ LA STORIA DI BOLOGNA

Bologna fu tra le prime città in Italia ad istituire asili Comunali al servizio dei suoi cittadini cosa che ha contribuito a tenerla per anni in cima alla classifica delle città italiane per qualità della vita. Proprio per essere stata tra i primi ad aprire la strada, tracciare un modello e sancire un diritto, oggi Bologna ha una della maggiori offerte di asili Comunali in Italia: oltre il 60% dei bambini frequenta una scuola d’Infanzia Comunale. Lo Stato a Bologna copre meno del 20% (il resto sono scuole paritarie private).

VOTO A PERCHE’ LE SCELTE DELLA GIUNTA MEROLA SONO UNA SCIAGURA

La Giunta Merola ha annunciato la ferma decisione di trasferire tutti i servizi educativi 0-6 e i servizi sociali all’ASP, l’Azienda Servizi alla Persona detenuta al 98% dal Comune di Bologna. La motivazione? I servizi educativi e sociali non sono assoggettati al patto di stabilità e ai vincoli sul personale (assunzioni, tetto di spesa…) se svolti da un’Azienda Speciale o dall’ASP (Legge 27/2012 e parere Corte dei Conti n.490/2012). Avendo molte più scuole di tante altre città, il Comune di Bologna sarebbe molto alleggerito…

Una motivazione inaccettabile. Quello che va cambiato sono le normative, non una scuola pubblica che funziona! Il governo Letta ha aperto a questa possibilità e il Movimento 5 Stelle sta lavorando perché questo avvenga in tempi rapidi. La giunta che governa Bologna è dello stesso PD che partecipa al governo. Si attivino dunque in questo senso e uniscano le loro forze alle nostre. Se il governo vuole permettere una deroga al patto di stabilità e ai limiti sul personale, lo deve fare senza inutili e immani trasferimenti di personale! A che cosa serve far spostare centinaia di persone dal Comune alle ASP e poi far pagare al Comune stesso annualmente il servizio all’ASP? Il Movimento 5 stelle chiede al Governo che il personale educativo e socio-assistenziale venga escluso dal patto di stabilità e dai vincoli sul personale anche se alle dipendenze del Comune.

I parlamentari del M5S sono già in moto per eliminare questa assurdità. Vogliamo uno Stato che funzioni non il “gioco delle tre carte” con pubblico denaro. Questa e’ la direzione in cui tutte le forze politiche dovrebbero concentrare le loro forze. VOTO A PERCHE’ I COMUNI CHE INVESTONO NELLA SCUOLA PUBBLICA FANNO RISPARMIARE

Se il Comune di Bologna chiudesse le sue scuole dell’infanzia, toccherebbe allo Stato garantire il diritto allo studio dai 3 anni in poi… oggi lo Stato a Bologna se la cava gestendo solo il 17% dei bambini. Includere le spese per i servizi educativi nel patto di stabilità è aberrante! Penalizza i Comuni che offrono più servizi che al contempo fanno risparmiare lo Stato.

Il M5S farà di tutto per eliminare quest’aberrazione!

BOLOGNA E LA SUA SCUOLA DEVONO RESTARE IN SERIE A !

Michela Montevecchi, Elisa Bulgarelli, Adele Gambaro Maria Mussini, Paolo Bernini, Matteo Dall’Osso, Mara Mucci Giulia Sarti, Andrea Defranceschi Massimo Bugani Marco Piazza

 

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